Il Museo Marino Marini

In tempi non sospetti (vedi emergenza sanitaria), ho visitato il museo Marino Marini.

Ammetto la mia ignoranza non conoscevo molto dell’artista, se non pochi dettagli, e soprattutto (grave difetto per una fiorentina) non conoscevo la storia della chiesa sconsacrata di San Pancrazio.

Quante volte ci sono passata, quante volte l’ho osservata, ma mai mi sono interessata alla storia di questo monumento.

È sempre la solita storia la guardi è lì, c’è sempre stata e non entri nel merito, è parte di Firenze come tutti gli altri monumenti, ma non è così che deve funzionare, la curiosità dovrebbe prendere il sopravvento sull’abitudine.

Quella domenica, girovagavo per musei, evitando le strade più affollate, sono arrivata in piazza San Pancrazio per caso, e, finalmente la curiosità si è messa in moto.

Salgo i pochi scalini dove la bellezza dei leoni neo-egizi eretti ai primi dell’800 fanno ala all’entrata.

Credevo di trovarmi in un museo dalle forme antiche, invece la modernità degli arredi, si mescola con l’antichità dello stabile in questione.

Ho lasciato che lo sguardo si posasse sulle innumerevoli opere artistiche dell’artista, sculture e dipinti sapientemente disposti per incantare lo sguardo e dare la migliore visuale allo sguardo.

Ho salito e sceso scale di un caldo colore biondo, con una bellissima visuale, sia della disposizione artistica, sia della bellezza architettonica.

Per comprendere l’artista, ho comprato un libro, per fortuna mi dico, perché non conoscendolo avevo bisogno di capire il suo pensiero su ciò che voleva portare alla nostra percezione visiva ed emotiva.

Ho lasciato per ultima la visita alla cappella dove si trova il Tempietto del Santo Sepolcro, un’opera voluta da Giovanni Rucellai e commissionata a Leon Battista Alberti.

Marino Marini nasce a Pistoia il 27 marzo del 1901, ha una sorella gemella Egle poetessa, che in molte occasioni ha scritto versi ispirai dalle opere del fratello. [1

Ecco come la parola si può fondere con le emozioni che ogni artista trasmette con il suo lavoro.

“La Toscana” dichiarava, “è per me un punto di partenza, è qualcosa che è in me, e fa parte della mia natura. La scoperta dell’arte etrusca ha costituito un avvenimento straordinario. È per questo che la mia arte si appoggia su tematiche del passato, come il rapporto fra l’uomo e il cavallo, piuttosto che su soggetti moderni quali il rapporto uomo-macchina. [2

Ecco allora che la visione delle sue sculture si è aperta alla mia immaginazione, i vari soggetti scultorei hanno preso una diversa osservazione. Lo pensavo che ci fosse qualcosa di etrusco nelle sculture mentre passeggiavo nel museo, mentre entravo dentro a quello che voleva dire Marino.

Ma poi perché voler entrare nella sua mente? Non è più bello far viaggiare la mia, e scoprire poi che ciò che anche io apprezzo, direi amo fa parte del pensiero di un’artista che è vissuto nel mezzo del mio percorso di vita.

Mi piace approcciarmi a ciò che ammiro ma non conosco bene, perché mi da modo di creare un legame con la curiosità dello scoprire.

Del luogo scelto poi per l’esposizione permanente delle opere di Marino, che dirvi è una Chiesa, una delle più antiche dedicata a San Pancrazio, con un percorso lungo secoli, da prima chiesa esterna alle mura, poi inglobata è diviene una delle 12 chiese parrocchiali della città. Affidata da prima alle monache benedettine nel XII secolo, e poi dal 1235 ai monaci vallombrosani, la struttura via via è cambiata, fino ad arrivare alla conclusione del suo percorso sacro nel 1808 quando Firenze e la Toscana vennero annesse all’impero francese. La chiesa fu sconsacrata, presi ogni sorta di beni per implementare le casse del governo napoleonico.

Che dirvi poi del tempietto del Leon Battista Alberti voluto dal Rucellai? Una meraviglia architettonica rinascimentale.

DCF 1.0

Vi consiglio quando questa situazione di emergenza sarà passata di visitare il museo, è un bel connubio tra il passato e l’oggi, grazie agli artisti di ieri e quelli di oggi

Fioralba Focardi

1 e 2 sono presi dal libro Museo Marino Marini a Firenze della Fondazione Marino Marini

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