Cronaca II-dopo 12 giorni di quarantena

Non ho bisogno della sveglia, prima delle 7 sono a occhi aperti, scendo dal letto e vado in cucina, il caffè, la colazione, la sigaretta. Tutto questo è sabato 28 marzo 2020 un giorno normale di pandemia.

Mi preparo per uscire, mi lavo il viso, i denti, insomma fo le cosiddette abluzioni sommarie, la doccia è per dopo, quando rientrerò dalla spesa. Eh… meglio quando si torna a casa buttare tutto in lavatrice e mettersi sotto la doccia.

Questa volta non mi fregano, alla coop ci vado almeno 20 minuti prima dell’apertura, e infatti eccomi lì sono vicina alla coop…ma la coda da dove inizia? Cavolo…volevo dire altro, ma sono ancora rilassata e vo avanti, prendo posto e aspetto.

C’è la fila ordinata, 1 persona per ogni metro su per giù, bello mi piace, ma poi c’è il silenzio, questo non mi piace, tutti in fila e silenziosi. Io il silenzio non ce l’ho, ho gli auricolari rosa, quelli che mi ha regalato il mio bimbo ( si fa per dire ha quasi trent’anni), e non lo vedo da quasi 20 giorni, eccetto per le video chiamate, ma vuoi mettere arruffargli i capelli abbracciarlo e guardare i suoi meravigliosi occhi verdi? Ho la musica che infrange il silenzio, oggi vo di Nikelback, a tre a tre si entra dentro la coop, cioè uno per volta ma tre, non so se mi sono spiegata.

Passano i minuti, lenti lenti, balletto, accendo una sigaretta, gioco al solitario sul cellulare, maremma zoppa, icchè fanno là dentro?

Ore 8 e 40, come se avessi fatto la maratona vedo quasi l’entrata del super, ho dieci persone davanti, via su, leggo due mail, i messaggi su WhatsApp, rispondo, gioco al solitario che non torna mai, e finalmente alle 9 e 15 tocca a me!

Ho tutto scritto, wow, in dieci minuti fo tutto!

Ma anche no!

“Scusi gli odori dove sono?”

“Guardi sto per metterli sul banco.”

“Ok torno tra un po’”, via vo a prendere altro. Riempio il carrello torno al banco frutta mi fiondo sugli odori, telefonata è mamma: “Prendi anche il lievito di birra, non te ne dimenticare”.

Ecco quello proprio me ne ero scordata, via torniamo al frigo dei latticini, di solito è lì, ma forse è da un’altra parte: “Scusi il lievito di birra?”

“Finito signora, finito!”

Mi dirigo dove tengono i preparati per le torte, prenderò quello secco.

Mamm…non c’è!

“Scusi il lievito non c’è?”

“No signora è finito!”

Mi sale il nervoso, potrei addentare qualcuno alla giugulare, dopo più di un’ora di coda, quel panetto di lievito di birra mi fa crollare tutte le velleità di novella panificatore, come si scrive al femminile? Panificatrice? Boh…insomma volevo fare il pane, e i croissant, ho tutte le ricette, e poi stasera volevo fare la pizza. Fanculooooo…

Vo alla cassa pago, tolgo dal cestino e metto nel carrellino della spesa, sembro mi nonna, ma è di un comodo!

Sono le 10 e 3 minuti, aria, respiro, c’è il sole.

Per la strada qualche vecchietto qua e là, comminano lenti, lenti, mani in tasca, trascinano la stanchezza di essere soli. Mi fanno tenerezza, ma anche rabbia, devono stare in casa, non devono uscire loro sono i più fragili, ma li capisco, stare in casa normalmente piace, ma così è una tortura.

Scendo i tre scali del portoncino d’ingresso, il carrello è pesante, salgo i cinque gradini che portano al piano rialzato, prendo l’ascensore, e lo so che non dovrei prendere l’ascensore, inutile che lo pensiate lo so! Ma due piani di scale li fate voi con il carrello pieno?

Entro in casa, riesco vo alla Conad vediamo se hanno il lievito di birra.

Coda!

Venti persone davanti.

“Pronto Conad, desidera?”

Scusi avete il lievito di birra?”

“No signora finito”.

“Nemmeno quello secco?”

“Forse qualche bustina di quello in polvere, ma non so se per dolci o per il pane, sa sono alla cassa.”

“Grazie, molto gentile, ho chiamato per non fare la fila per poi non prendere niente!”

Click.  

Torno a casa sconsolata, mi spoglio e finalmente sotto la doccia…

Shampoo… Shampoo… Shampoo… mi viene in mente la canzone di Gaber, sotto il getto dell’acqua a bollore butto via lo stress, i microbi, e lascio fluire la pace interiore.

Prendo un altro caffè!

Fioralba Focardi     

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