Fiorenza Ruffiana-Ivan.Tra due anime un destino

Ivan

Il taxi si ferma sull’angolo di Costa San Giorgio, l’abitazione è in un punto in cui l’auto non può arrivare, essendo la strada a senso unico.

“Senta è possibile per lei essere sotto casa della Signora che abbiamo accompagnato poc’anzi verso le venti? Le pago tutto quello che c’è da pagare, mi farebbe un enorme favore”.

Il taxista accetta, e fissano i dettagli, Ivan lo paga subito, non vuole sciupare con dettagli futili la serata, arrivato in casa ha un altro dilemma “e ora cosa preparo per cena?”

La casa è in ordine, il letto perfetto, deve solo apparecchiare la tavola e accendere le candele, la musica e…”La cena, dovrò farla mangiare, no?”

Chiama Giampiero, che risponde al secondo squillo: “Salve Ivan ha bisogno di qualcosa?”

“Buona sera Giampiero, mi scusi se la disturbo, ma nella zona c’è un ristorante a cui chiedere una cena in fretta e furia, da consegnare a domicilio?”

“Mi faccia pensare, ma sì c’è un mio amico che lavora in un ristorante nei paraggi di Ponte Vecchio, lo chiamo e gli dico che fra dieci minuti lei gli telefonerà, intanto prenda nota del numero”.

“Grazie a buon rendere Giampiero”.

I dieci minuti passano lentamente, con i dubbi di Ivan, vuole rendere tutto perfetto, e si è dimenticato della cena.

“Ma come si fa? Come si fa? Ma che hai in testa?”

Ivan chiama il ristorante, chi risponde sa già tutto, a parte i dettagli del menu, Ivan chiede consiglio, e finalmente optano per;

 * Amuse Bousche da servire con un prosecco,

                  Carciofini fritti e sfogliatine al brandy,

                   Risotto alle fragole,

                   Filetto al pepe verde su di un letto di asparagi 

                   selvatici,

                   Delizie al limone.

cercano di accontentarlo in tutte le maniere, lui mentre parla al telefono li ha raggiunti al ristorante, paga e fissa perché recapitino tutto verso le ventuno, e di corsa torna a casa.

Uscito dalla doccia, opta per un vestito da serata informale, completo grigio scuro camicia nera senza cravatta, mocassini. Per lui non è importante l’abito quella sera, ma soltanto poter stare con Giada. Mentre aspetta l’arrivo della donna, sistema la tavola, e accende tutte le candele che ha trovato in casa, sceglie fra la sua musica dei brani strumentali, e apparecchia la tavola.

Soddisfatto guarda la cornice che ha creato, esce di casa, tra pochi minuti la rivedrà.

Il taxi si ferma a due passi da lui, Ivan apre la portiera e aiuta Giada a scendere dall’auto, con un cenno saluta il taxista che riparte verso nuovi clienti. La donna è elegante, non aveva dubbi al riguardo, i convenevoli che si scambiano, le frasi irriverenti e allegre, quel prendersi in giro, sembra che abbiano legato molto più di quello che entrambi suppongano.

Per le scale continuano quel gioco, infantile del prendersi in giro, ma una volta in casa, non hanno freni alla voglia di stare l’uno nelle braccia dell’altro. Ivan si stacca mal volentieri, sente che l’intimità sta salendo e i corpi reagiscono, ma non vuole portare il tutto a un fatto sessuale, non è quello che vuole. Vuole Giada, ma la vuole piano piano dolcemente, ricorda bene quello che ha ascoltato, poche ore prima, e la sua fretta rovinerebbe tutto.

“Chiudi gli occhi voglio farti vedere una cosa”. Giada si affida a lui con fiducia, che la conduce alla terrazza del salone, la sera è calata, e Firenze da quel punto è tutta un luccicare di caldi colori ambrati.

Da lì si vede l’Arno, e una parte di Ponte Vecchio e gli Uffizi, sotto, sulla riva i Canottieri.

Restano lì, incantati a guardare la meraviglia della vista, sopraffatti dalla magia che fa a entrambi.

Il profumo del Glicine che si arrampica lungo una parete della casa, rende l’attimo ancora più romantico.

Ivan guarda l’ora, si accorge che sta per arrivare la cena.

“Promettimi di non sbirciare in casa, dammi un quarto d’ora e ti stupirò!”

“Va bene, ma che siano davvero quindici minuti, anche meno, altrimenti entro e faccio la curiosa”. Risponde con un bacio a Ivan e lo guarda rientrare.

Il cameriere arriva puntuale, lo aiuta a sistemare la tavola, e se ne va contento con una bella mancia, soddisfatto Ivan va a recuperare Giada ancora in terrazza.

“Chiudi ancora gli occhi, per favore”.        

“Ti piace giocare a mosca cieca?”

“Sì molto, specie se ho davanti a me, una dama che traballa sui tacchi”.

“Ancora? Ma sei impertinente lo sai?”

“Sì, sì lo so, ora però un attimo di silenzio, continua a tenere gli occhi chiusi, ferma, ecco siediti, piano ecco così! Finalmente ce l’ho fatta, ti ho messo a sedere!”

“Ma guarda sei proprio impertinente, potevo farcela anche da sola, non è mica che Jacopo ti ha detto che sono vecchia è?”

“Shhh apri gli occhi ora”.

“Ma… ma… ma… come hai fatto? Prima non ho visto tutto questo, ma sei un mago, dai confessa sei un mago”.

“Forse, dai, questi cosini dovrebbero essere buoni, assaggia mentre verso il prosecco”.

Giada ha tante domande in testa, si chiede come ha fatto a organizzare tutto in un ora e mezza, Ivan scoppia a ridere, si è accorto guardandola della domanda che lei si pone e dice:” Scommetto dieci baci, che ti stai chiedendo come è possibile tutto questo, se ci siamo lasciati da soli 128 minuti!”

Giada scoppia a ridere e l’uomo continua: “Tesoro è dalla prima volta che ti ho incontrata che stavo pensando a come organizzare il nostro incontro!”

Tutto è nei porta vivande che brillano alla luce, seduti mangiano guardandosi e sfiorandosi con gli occhi, parlano e sorridono, ma stavolta, non si raccontano, si svelano spogliandosi e rivestendosi di sguardi. L’intimità che si crea è pari alla magia del panorama che dona la finestra a vetri, hanno finito la cena e sono tornati in terrazza, Giada ha dei brividi sulla pelle, e Ivan l’abbraccia stringendola a sé, lei si adagia sulla spalla e lascia che l’uomo inizi a corteggiarle la pelle con delicate carezze delle dita. “Vieni ho un’altra sorpresa da mostrarti”, la prende per mano e le fa salire le scale. Giada osserva e vede le camere, ma non si fermano lì, salgono ancora e lei chiude gli occhi.

“La mia ragazza è intelligente impara in fretta, mi hai preceduto, volevo dirtelo di chiudere ancora gli occhi”.

Arrivati in cima Ivan la sospinge delicatamente sussurrandole: “Attenta c’è l’ultimo scalino, ma continua a tenere gli occhi chiusi, fidati e vedrai un meraviglioso panorama”.

Quando sono al parapetto tutto in ferro battuto, apre gli occhi e resta lì a bocca aperta. La terrazza è grande come tutto l’appartamento sottostante, e tutto intorno possono osservare molte zone di Firenze.

“Straniero, hai visto che meraviglia?”

“Direi che stasera sono uno straniero fortunato, ho due meraviglie a portata di sguardo”

La bacia, e niente è più come prima.

I minuti scorrono, come note di un violino astratto.

Poi, si avviano scendono e la camera sembra pronta ad accoglierli. I baci, diventano vivi, sembrano fuoco, le lingue che si fondono nelle bocche, mentre Ivan la spoglia lentamente sempre accarezzandola piano piano. Lei non ha remore, si lascia guardare nuda con fiducia e passione, poi, infila le mani nella camicia e accarezza il petto dell’uomo. Il profumo che con il calore della pelle si confonde, emanando nell’aria un odore che la inebria rendendola audace. Lo spoglia lentamente, come prima ha fatto lui con lei. Poi tenendosi per mano si adagiano sul letto e sempre continuando ad accarezzarsi iniziano una danza solo loro. L’uomo lentamente la bacia sfiorandole ogni centimetro di pelle, Giada lo lascia fare, sembra il vento che le sfiora i capelli, quando d’estate è caldo e sinuoso, poi non si lascia più domare dall’uragano che Ivan le ha scatenato e ricambia con altrettanta passione e delicatezza l’uomo. È una guerra deliziosamente tattica, le bocche che sfiorano la pelle dell’altro, e le mani che si stringono come fossero ancore in balia dei flutti di quei corpi assetati. Fanno l’amore come fossero uccelli liberi nell’infinità del cielo. Si scoprono rincorrendosi assaporandosi. Niente ferma quella magia e le parole sussurrate sono piccoli intermezzi per il loro gioco amoroso. La tenerezza accompagna i gesti, e quando l’orgasmo arriva li coglie complici in fuga verso il paradiso.

Dopo non dormono, osservano i loro corpi distesi dallo specchio di fronte all’enorme letto.                                                                             

 Ora è il tempo della dolcezza, delle coccole, delle parole d’amore, un crescendo colmo di patos. Progetti per i loro giorni a venire, gli spostamenti da organizzare per i fine settimana quando Ivan sarà lontano da Firenze, mentre si scambiano tenerezze.

La paura di perdersi di perdere l’incanto fa scendere piccole lacrime a Giada, Ivan stupito si commuove e le bacia quelle gocce facendole sue, s’intenerisce pensando a quel giorno quando per uno strano caso ha incontrato quella incredibile creatura, e a quella fuga di una donna incantevole e chiacchierona.

Alla fine, si addormentano sfiniti e felici.

Giada adatta il suo corpo a quello di Ivan, che la stringe chiudendo gli occhi e cadendo in quel dolce letargo, mentre la donna aspetta ancora un attimo solo per cogliere il momento dell’abbandono del suo uomo.

Fioralba Focardi

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