Cranaca XI -Ventunesimo giorno di quarantena

È lunedì, ho scritto molto ieri sera, ero agitata, anche se ero, sono felice, ho due problemi che mi portano all’agitazione.

Anche in questo sono logorroica!

Scivolo in cucina, pigiama che mi fa Minnie, cammino scalza, quanto mi piace camminare scalza, c’è una tortora sulla ringhiera della terrazza, il suo tubare interrompe il silenzio, il cielo è semplicemente stupendo, azzurro, e le pratoline nel prato sottostante lo hanno inondato di candore, ed ecco il fischiare del merlo e il cinguettare dei passerotti inondano l’aria come canto al nuovo giorno, la tortora mi ha vista ed è volata via. Mi piace il suo canto, quando andavo in campagna e la mattina mi svegliavo le sentivo cantare, le ascoltavo e mi pareva che quel loro verso avesse un suono diverso ogni giorno, ma era la mia fantasia ovviamente, quella è sempre stata una fabbrica per tante avventure sia mentali che reali.

La mattinata passa veloce, ho chiamato la Tim e i Carabinieri.

La Tim, e un errore di comunicazione che mi ha portato alla disdetta del contratto, telefonate su telefonate, sollecitazioni della pratica, per poi scoprire che posso andare al negozio più vicino. Sti cazzi e me lo dici ora? Fortuna posso andare a quello vicino casa, che è aperto per mezza giornata un giorno sì e uno no. Ma sti cazzi (sempre Rocco che mi piace un casino), finalmente ho trovato dall’altra parte del telefono una persona gentile e competente, e non è poco.

L’altra telefonata da fare…quella che mi mette ansia…ansia…ansia… è quella ai carabinieri.

Vi chiederete perché ti mette ansia?

È che ieri si sono presentati a casa dove abitavo prima e hanno chiesto di me.

“Che hai combinato mamma?”

“Che vuoi che abbia combinato, è dal 17 di marzo che non esco”.

“Volevano il tuo numero di telefono, gli ho dato il tuo e il mio per sicurezza, hanno parlato di una denuncia per furto.”

“Io non ho rubato niente,” dico e poi mi ricordo “ho denunciato io un furto ti ricordi della borsa a settembre?”

“Sì ora sì mi ricordo, hanno detto che ti chiamano loro comunque”.

“No no, ora li chiamo subito, e che cazzo mica posso passare la nottata con l’ansia!”

“Ok fammi sapere”.

Alle 19, telefono mi risponde una voce di donna gentilissima, mi dice che dal centralino, non sa chi mi ha cercata, e che sicuramente mi richiameranno loro.

Mmmmmmmmm e io voglio sapere!

Sono le 16 ora locale, non dite niente che mi arrabbi è…Risponde la voce del giorno prima, mi riconosce e al mio:” Guardi che posso venire in caserma se è necessario”, risponde: “Signora stia tranquilla, vedrà che la chiamano, non si preoccupi, stia serena”.

Ok ok…mica è facile stare serena, non capisco perché mi cercano per la denuncia, che abbino ritrovato i miei oggetti?    

Chiudo la telefonata, mi sento sollevata, mi metto a leggere in terrazza, ci sono i merli che fischiano, qui è pieno di merli, il signore che ha il piazzale sotto casa, ogni giorno gli da mangiare e da bere.

È bello guardare lo spettacolo, accorrono tutti, merli, passerotti e piccioni; c’è una gerarchia tra gli animali, i merli sono i primi, e s’incazzano pure se qualcuno dei passerotti si avvicina ai bocconi di pane; loro i passerotti sono i secondi a banchettare, i piccioni gli ultimi. Osservare come si comportano e come sono prepotenti i più piccoli nei riguardi dei piccioni, più grandi tre volte sono animali tonti, o forse solo mansueti.

La normalità della città è data dal passare dell’autobus, in questi giorni è puntuale, e per arrivare in orario alle fermate va quasi a passo d’uomo; vuoto, ho fatto caso tutte le volte che passa è vuoto!

Tic…tic…tic…tic…tic…tic…mi tiro su dalla sedia e mi affaccio alla ringhiera curiosa, questo rumore mi ricorda il Ping-pong, e in effetti nel giardino di fronte due ragazzi stanno giocando. Li guardo con invidia, come vorrei avere il giardino, quante cose potrei fare in più.

Su via pensare positivo, e mettiti a scrivere, che la fantasia ha bisogno di volare lontano, forse al mare o in un bosco, o in un’altra città chissà.

Ed eccola la mia quotidianità puntuale come un orologio…boom…boom…boom…

Quando tutto questo sarà finito forse mi mancherà.

Forse…

Stasera c’è Montalbano.     

Fioralba Focardi

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