Ieri è già domani- Giada e Ivan- Tra due anime un destino

Parte sesta

Domenica

Il profumo del caffè e un tintinnare di tazzine, la svegliano.

Il sole è già alto ma lei crede di essere sospesa nel cielo, le lenzuola hanno quell’intensità dell’azzurro estivo senza nuvole.

“Eccola si è svegliata la mia pigrona, ma come sei arruffata con chi hai litigato?”  Ivan la bacia, “buon giorno mia fatina, oggi è un bel giorno per iniziare di nuovo a sognare, non trovi?”

Giada sbatte le palpebre, sorride senza sapere cosa dire, ha la felicità che batte nelle tempie e il cuore che le parla. Il cellulare suona: “Oddio, Jacopo!”  Ivan glielo porta facendole l’occhiolino.

“Pronto tesoro scusami, lo so che avevo promesso di mandarti un messaggio, ma…”

“Mamma stai bene, questo mi basta, poi se per caso hai fatto la malandrina, facciamo i conti quando rientri! “Scoppia a ridere, “te l’ho detto che facevo io il mammo, divertiti e poi se vorrai quando rientri a casa mi racconti”.

“Ciao figlio bacio”.

Chiude la telefonata, “Ivan sembra che sapesse che sono felice”.

 “Questo credo che lo abbia sentito dalla tua voce, e dato che ora tutto è apposto, facciamo colazione e poi chissà che sorprese ci riserverà la giornata!”

Non hanno voglia di uscire, in quella mattina hanno tutto di cui necessitano, fanno l’amore e poi parlano e fanno l’amore senza aver voglia se non di loro, non hanno bisogno d’altro.

“Perché non mi conduci in un posto dove non siamo mai andati?”

Sono usciti dalla doccia è pomeriggio inoltrato, la domenica volge al termine, ma è un bel pomeriggio e hanno deciso di uscire.

“Allora mentre mi vesto, con gli abiti di ieri sera…”

 Ivan scoppia a ridere: “Già non ci avevo pensato, beh ne compriamo uno mentre andiamo da qualche parte dai!”

“Ma no caso mai poi mi fermo a casa e prendo qualcosa”.

Giada si ferma, non hanno ancora deciso cosa faranno e quella frase si è materializzata sulle labbra senza volerlo, non vuole sembrare quella che si fionda in casa di un uomo così, non vuole dare un’idea sbagliata a Ivan.

“Che c’è? Perché quell’ombra? Non volevo offenderti dicendoti che compriamo un vestito”.

“No, no, scusa tu, è che mi è scappato quel ci fermiamo a casa e prendo degli abiti, scusami non voglio che pensi male di me, non voglio fiondarti in casa come una approfittatrice”.

“Ma che dici? Approfittatrice? Ma che dici Tesoro?”

La prende per le spalle e la fa sedere sul letto, inginocchiandosi davanti a lei:”Guardami per favore, non ho pensato affatto che potessi essere un’approfittatrice, ehi tesoro, ho preso casa perché speravo di rivederti, speravo davvero che fossi libera e che potessimo iniziare qualcosa, e non volevo portarti in albergo. Quello che vedi intorno a te è stato fatto solo per te! Ho messo da parte il lavoro, perché potessi farti trovare un luogo dove avresti capito e sentito che non sono un balordo in cerca di storie banali.”

Giada sorride, stringe con forza le mani di Ivan: “Davvero tutto questo per me? Non abitavi già in questa casa?”

“No, ci ho dormito per la prima volta venerdì sera, vieni ti faccio vedere”.

La porta nella camera adiacente, piena di valige e di scatole, le fa vedere tutto quello che ha comprato, il venerdì.

“Hai presente quel negozio di biancheria vicino a dove lavori?”

“Si, certo!”

“Ecco li ho comprati lì, questi e anche quello che indossiamo ora, il tuo accappatoio, ho chiesto alla commessa che taglia avesse e ho fatto due calcoli pensandoti. Non dirlo più quello che hai pensato, fai un torto a te stessa e a me, pensa solo che stiamo provando qualcosa di meraviglioso, grazie a quel giorno che per caso ci ha fatto incontrare, dobbiamo essergli grati, io lo sono e tu?”

“Si, lo sono, e sono tanto felice, non credevo fosse possibile tutto questo, sai ci credevo che ti avrei ritrovato, poi la sera mi demoralizzavo un po’, ma poi ritornavo sicura, ti volevo ritrovare.”

“Ecco vedi? Niente ora deve metterci in condizione di dubitare, lo so che non hai fiducia negli uomini, vuoi averla in me? Ti prego prova a fidarti, dammi una possibilità, quando hai detto quella frase, è per paura, con me non devi avere paura, ti prego amore, non avere paura, fidati, fidati di me”.

” Va bene, ma dovrai avere tanta pazienza, sono testarda e diffidente”.

” Eh beh, faremo a scontro di personalità, vediamo che cosa avverrà, ma vincerò io, porto sì o no i pantaloni?”

Ridendo fa un inchino come fosse una damina del settecento, prendendo due lembi dell’accappatoio a mo’ di sottana.

Il gesto fa ridere Giada che si rasserena, e prende la cintura dell’accappatoio e la mette sotto al naso come se fosse un paio di baffi, lasciando così l’accappatoio libero di mostrare la sua nudità

 “Va beh, questo non vale però!”

“Perché?”

“Questa è una provocazione alla mia femminilità signore!” Dice ridendo l’uomo che l’afferra e la bacia, accarezzandola.

“Usciamo più tardi”.

Il suono del cellulare li sveglia, Giada guarda il display è suo figlio.

“Chissà che penserà di me, sono sparita senza mandargli messaggi con dove sei, cosa fai a che ora ritorni”.

“Ciao figlio lo so che non ti ho dato notizie, sono stata imperdonabile, ma stasera quando rientro ti racconto tutto”.

” Volevo solo dirti che sono a casa, O mamma sei grande ti pare? Divertiti e basta, anche se dalla voce, credo che ci sia ben altro, dai a dopo”.

” Torni a casa?”

“Si, voglio parlare a mio figlio di noi, non ti dispiace vero?

” Assolutamente no, anzi, ne sono felice tesoro”.

“Sento che mi mancherai già”

Ivan la bacia. “Dai andiamo a cena e poi ti accompagno a casa”.

“Il telefono devi darmi il tuo numero, altrimenti come faccio?”

“Ecco cosa mi era sfuggito, quando sei fuggita lunedì non mi hai dato nemmeno un bigliettino da visita con le tue coordinate”

” Ma dai!”

 “Mia bella pigrona ora ho fame davvero di una bella fiorentina che però non sei tu!”

” No dai, questa non te la perdono, come un turista”

 grida tirandogli il cuscino dietro e saltando giù dal letto.

Mentre si vestono parlano di ciò che accadrà l’indomani.

Appena hai parlato con tuo figlio, mi chiami, t-e-l-e-f-o-n-o- questo sconosciuto, è q-u-e-s-t-o-il mio n-u-m-e-r-o, capito si? Compreso?”

“So leggere tranquillo, scrivo anche sai?”

“Non sei una studiosa dell’arte allora?”

“Come ti è venuto in mente studiosa dell’arte?”

“Mi hai fatto visitare Firenze, credevo che…”

“Sei tu che mi hai chiesto dei monumenti, così ho creduto che volessi visitarli, e io ho usato questa strategia!

“Ecco ora è colpa mia! Era solo un modo di interessarti a me, e tu sei invece scappata via, e poi mi hai fatto fare il giro di Firenze, brava, ora è tutta colpa mia!”

“Ma dici sul serio?”

” Rieccola”, la scimmiotta Ivan ” ma dici sul serio? Certo che dico sul serio, e ti dirò di più domani chiedo i danni a Jacopo, così impari. Senti, ma se andassimo a cena invece di dire tutte queste stronzate?”

Ridendo scendono per strada, il pomeriggio è ormai agli sgoccioli, “Ti va di andare verso Piazza Pitti? Ci sono dei locali carini, non si mangiano fiorentine però ti avverto”.

“Vada per piazza Pitti, altrimenti domani quando esci ti fai seguire fin là!”

“Uff.., per quanto mi farai sentire in colpa? Mi sono innamorata di uno nato stanco!”

Le battute che si scambiano rendono piacevole il tragitto, ma soprattutto servono a far si che non pensino all’imminente distacco. Non sono pronti ancora a dirsi a domani. A cena continuano a parlare di loro, il più lo sanno, devono solo parlare di ciò che li fa stare bene.

“L’arte ce l’ho nel sangue, nascere a Firenze è stata fortuna, una bella fortuna, come del resto per te nascere a Roma”.

“Sì vero, ma siamo fortunati, abitiamo in una penisola che di arte ne ha una grande vastità, sia architettonica, sia culturale. Io volevo fare altro, invece di ritrovarmi a essere quello che sono, un dirigente con troppi, troppi impegni, non mi piace ciò che faccio sai? Io volevo fare tutt’altro! “Quella frase la ribadisce con tono serio.

“Cosa volevi fare?”

“Niente di che, volevo fare studi umanistici, niente che avesse a che fare con soldi, quant’altro porti all’abbrutimento dell’individuo. Forse per questo anche il mio matrimonio è finito miseramente. Io lavoravo perché Marianna potesse essere sempre alla moda, a me non interessavano queste cose, una volta. Ora li uso, ce li ho e li uso, per far felice chi amo E non fare quello sguardo smarrito, non c’è nessun’altra, voglio fare felice te”.

“Che bel sorriso che hai Ivan”.

“Solo?”

“Non fare lo sciocco, tu mi stai dicendo tante cose, e io mi sto commuovendo, se non faccio così mi metto a piangere, ti sembra il caso?”

“No, pensa che cosa potrebbe pensare il cameriere, quel mascalzone fa piangere quella scimmietta!”

Sorridendo continuano a mangiare, sanno che domani inizierà una nuova vita. Escono per strada, la serata è tiepida, Piazza Pitti ha un fascino particolare, Giada lo trascina verso la spianata davanti all’entrata del palazzo: “Ti faccio provare una cosa dai, fai come me mettiti seduto”.

Giada si siede per terra, l’impiantito è ruvido lo so, però se la giornata è stata calda, rimane il calore. Baciami Ivan, sento che stanotte mi mancherai!”

“Ehi, domani saremo di nuovo insieme, non voglio quegli occhi tristi, non puoi non rientrare, devi dirlo a tuo figlio, devi dirglielo, è giusto nei suoi riguardi”.

“Si lo so, lo so che hai ragione, ma mi mancherai comunque!”

“Allora vieni qui fatti tenere stretta stretta”, l’attira a sé e la bacia.

Domani, tutto sarà diverso, andiamo tesoro ti accompagno a casa”.

Prendono un taxi, Ivan l’accompagna al portone, vuole vederla entrare dentro casa.

“Ciao a domani, ti chiamo fra un ora, posso dirti che ti amo?”

“Sì che devi dirlo, perché ti amo anche io, a dopo”. Ed entra nel portone.

“Mi porti in Costa San Giorgio”.

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