Cronaca XIV- ventiquattresimo giorno di quarantena

Vorrei essere là dove gli spazi sono infiniti.

È giovedì, ho già l’ansia di prima mattina, devo andare a fare la spesa!

Intanto caffè, sigaretta, e colazione, poi mi preparo con calma, molta calma, ho in testa tutto quello che devo prendere voglio comprare viveri per due settimane. Perché lo so che oggi sarà coda.

Esco carica di borse da riempire, la calma e la pazienza sono il mio punto forte, di sicuro mi noteranno: “Ma si può essere più scema di così?”

Arrivo e la coda parte dall’entrata, solo che ci sono ben 15 file per arrivare ad entrare dentro. Sono le nove, e la calma si liquefà come neve al sole, la pazienza la devo tenere stretta. Dietro di me c’è una che ha tre carrelli, e come cavolo fa a riempirli da sola? Mi sovviene questa domanda che è ingenua lo so, ed infatti dopo trenta minuti circa, lo so perché mi chiama mamma e vedo l’ora, ecco che arriva presumo il marito che ne prende uno. Va beh, sono una coppia.

Gioco con il cellulare, mando messaggi, posto il buongiorno su Fb, insomma cerco di far passare il tempo, cambio anche genere di musica più rilassante.

Ma guarda che bel cielo che c’è, così azzurro che sembra dipinto, la musica fa il suo effetto, mi rilasso cercando di non pensare alla coda.

1,2,3,4,5,6,7,8,9, ancora 10 file di individui con mascherine, guanti e carrelli, domenica è Pasqua va organizzato il pranzo. Che pranzo vorranno fare mi chiedo, come se in questi giorni non si mangiasse a sufficienza boh!

Intanto alla tipa dietro di me è diminuito il carrello, da sotto la musica sento che sempre la tipa rivolta a un’altra tipa, parla dicendo: “Hai visto ho fatto bene a prenderti il carrello altrimenti ti toccava fare più coda”.

Furba la tipa e sua sorella, secondo me sono sorelle si assomigliano.

Il serpente umano mi trascina verso il punto che poi immetterà all’entrata del super, guardo l’ora le 10 e 28, e ho ancora da entrare sotto i gazebo, la calma ormai è liquefatta anzi è stata prosciugata dal sole, la pazienza sta vacillando.

La musica diventa ritmata, inizio a muovere le dita sul carrello della spesa, mi dimeno come fossi in discoteca, sgancio il giubbotto di pelle, guardo le donne, così per passare il tempo, e mi accorgo che sono tutte in pantaloni, quelle davanti, di fianco, e dietro di me, tutte tutte in pantaloni, e poi realizzo la richiesta di mamma: “Mi compri le calze?” Mancanza di questo accessorio immagino, e di depilazione. Non ce l’hanno un rasoio? Altrimenti la profumeria nel super è aperta usino la crema.

Oddio mi sento un po’ mamma che ha da dire su tutto, ma chi se ne frega, sono sotto al tendone e poi tra poco arriverò al primo traguardo di tappa, un po’ come il giro d’Italia, è così che mi sento, come se avessi fatto 100 km in salita.

Faccio mente locale, di sicuro mi faranno andare prima ai surgelati per poi tornare verso gli alimentari freschi carne e verdura, ma quella non la compro vo dal mio amico ortolano, sempre che riesco ad arrivare prima dell’una al suo banco.

Allora, pane senza glutine, farina, piselli surgelati, minestrone…Ecco che sono arrivata al traguardo, via a prendere il salva tempo, ed entro.

Nemmeno il tempo di aver fatto mente locale sull’organizzazione della spesa, che invece oggi si parte dalla verdura.

Mmmmmm gli champignon in offerta li prendo, i ravanelli come li chiamate voi radici? Anche loro in offerta, prendiamoli va…e via verso la carne, prima l’agnello, che è tradizione e mamma lo mangia volentieri, poi la carne, passo veloce dal manzo al suino, per poi passare il pollame, sono le 11, come lo so? Mamma mi chiama per chiedermi a che punto sono: “Sono entrata da dieci minuti mamma”.

“Poverina tutta questo tempo?”

“È sì”

Riattacco e dopo aver fatto scorta di carne, mi avvio verso i detersivi non prima di aver fatto incetta di marmellata, farina, zucchero, ecc. ecc., e via verso tutto quello che serva, quattro borse piene, l’uovo di cioccolato non lo prendo, a me piace al latte e mi fa male…non impreco perché non mi va, la calma è tornata, ho quasi finito, in meno di mezz’ora ho preso tutto, posso uscire e tornare a casa, posare le borse e correre verso il mercato.

Numerino…n°65: “Che numero servono?”

“Il diciassette”, mi dice una signora rassegnata.

Mi rassegno anche io, ma non demordo, non voglio più uscire fino alla prossima settimana a parte il giornalaio, tabaccaio e fornaio, lì almeno le code sono relative.

Quando tocca a me sono già le 12 e 25 minuti, mi sento stanca, scoglionata, non riesco a camminare velocemente.

Mangio perché è pronto, mi sono disinfettata tutta, poi dopo mi metto in doccia sperando di togliere una stanchezza diversa, sotto il getto dell’acqua a bollore ci sto venti minuti sperando in un miracolo. Sono così stanca che mi addormento con i capelli bagnati, nei prossimi giorni di sicuro la pagherò cara, lo sento già.

Giro per casa, senza uno scopo, non ho concentrazione, poi alle 18 devo di nuovo uscire, ma dove devo andare non ci sarà la fila per fortuna.

Mamma mi dice: “Secondo me non dovevi fare tutta la spesa oggi, la dovevi fare in più volte.”

“Pensa che così mi riprendo domani di sicuro sarà diverso, niente stress, pensa tre giorni di coda come devo essere snervanti.”

Per lei che esce solo per buttare la spazzatura, non immagina com’è stare in piedi per quasi tre ore, aspettando il tuo turno.

Dai Carabinieri, scorre tutto veloce, il Maresciallo si scusa per avermi fatto andare in caserma, è gentile e mi ringrazia più volte. Ecco la gentilezza è sempre benvenuta, lo ringrazio a mia volta e torno a casa, chissà se la vicina ha iniziato senza di me.

Dormo, sogni d’oro anche a te.

Quello che mi stupisce: è come una semplice spesa possa essere ragione di stress.

Fioralba Focardi

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