Cronaca XV venticinquesimo giorno di quarantena

“Ma non ti sembra di aver dormito troppo? Quando eri piccola non dormivi mai e adesso guarda quanto dormi!”

“Buon giorno mamma, sarà lo stress, oppure la noia di questi giorni di clausura forzata”.

Una bella notizia: le amiche che erano intubate, sono tornate a casa, è iniziata bene la giornata.

Rispondo al buon giorno di mio figlio inviato due ore fa: “Che dormivi?”

Tutti a dirmi che dormo troppo…uff…

Oggi mi dedico ai capelli, l’hennè l’ho trovato, e per due mesi sono a posto, per la lunghezza purtroppo non c’è rimedio.

Certo che pensare ai capelli è una banalità, se penso a tutti i morti in Italia e nel mondo, guardo la foto della fossa comune a New York, e mi prende lo sconforto, tutte quelle persone buttate là anche se nelle bare ma senza un nome, senza nessuno che li pianga. Almeno i nostri morti torneranno ai loro cari, che potranno piangerli ed avere un fiore.

Fa paura questa cosa di morire soli.

Quando diciassette anni fa mio babbo è morto, aveva tutti noi intorno, non lo abbiamo lasciato solo. Gli abbiamo parlato, anche se lui non poteva rispondere, ma gli davamo tutto il nostro amore, e sono sicura che lui lo ha percepito, ed è morto sereno.

Non devo farmi prendere dalla tristezza, devo guardare al futuro prossimo con fiducia.

Scrivo, mi fa bene, tiro giù i pensieri e va via la malinconia.

Mi manca la poesia in questi giorni, sarà che devo assimilare emozioni, farmi trasportare, e poi esplodere come un fuoco artificiale lanciato nel cielo di notte a impreziosire il buio intorno.

La poesia è questo per me, e ora sta ferma lì, ogni tanto si affaccia languidamente si offre, ma poi senza vergogna si rintana per provare a guarire la malinconia che pervade me e di conseguenza anche lei.

La pappa che ho in testa è quasi fredda deve stare almeno quattro ore sul capo, mi guardo allo specchio mentre passo il phon sulla testa argentata la stagnola e poi il turbante di spugna, fanno anni 50.

“Ti prenderai qualcosa così, già ieri ti sei addormentata con i capelli bagnati”.

La mamma si preoccupa per la mia salute ovviamente, mi dice anche che fumo troppo, quando scrivo fumo troppo, vorrei avere una vecchia macchina da scrivere per poi sentirmi un po’ come gli scrittori del 900.

Mi ci vedo con una bottiglia di whisky, un bicchiere, la sigaretta in bocca, mentre batto le dita sui vecchi oliveti.

Whisky? Se non mi piace nemmeno, mi metto a ridere per l’idea di me, io che bevo solo vino o al massimo prosecchino, quando vado per apericena con gli amici mi butto su cose analcoliche al massimo un mojito, ma solo uno che poi mi viene la capaccina e rido.

Mojito? Oddio mi fa papete beach e giù a ridere di nuovo come se fossi già sbronza.

Meno male che rido, che bella cosa stare in allegria, l’hennè sono tre ore che è in testa, mi sono rotta e vado a sciacquare la testa.

Ci vuole un bel po’ per togliere tutto, e poi si passa allo shampoo. Mentre penso al balsamo rieccomi a pensare a quando avevo preso la fissa per l’olio di cocco…Lo usavo per tutto, come crema corpo, come balsamo, come dentifticio per sbiancare i denti, per poi ungere tutto quello che toccavo dopo…Beh, per il corpo a me non funzionava molto, donava una bella pelle lucida, ma poi tornava secca, niente nutrimento. Per i capelli provate a togliere l’olio dai capelli, sembravo una che non li aveva lavati da giorni, l’unica erano i denti, quello si che aiutava molto a sbiancare lo smalto lasciando anche un buon alito. Lo usavo anche in cucina come burro per i dolci, che prendevano troppo l’aroma del cocco…meglio l’olio di girasole.

Bene, i capelli ora vanno asciugati, che barba che noia, non ho l’indole della parrucchiera, va beh proviamoci, ma niente non riesco a metterli in piega come vorrei.

Torno a scrivere, non ho fame, ma ora sono ispirata, l’allegria è contagiosa per il mio spirito malinconico, mi piace ridere, anche se in questo periodo lo fo da sola.

Ho messo musica celta, e mi ritrovo in una brughiera fiorita di erica e ballo con una gonna lunga che ha fiori colorati, mi ricorda gli anni 70 quando o corte o lunghe le gonne avevano erano sinonimo di libertà, di emancipazione, ero piccola allora ma già con un carattere ribelle.

Comunque la mia protagonista Maggie mi assomiglia per certi versi, anche Giada è parte di me, romantiche, con uno spiccato senso di libertà. Certo Tra due anime un destino è frutto del mio romanticismo, questo che ancora non ha titolo è frutto di molta fantasia, se nel primo ci sono molti ricordi e molta vita vissuta, in questo c’è la scoperta di una donna che prende in mano la sua vita e attraverso un lungo viaggio per l’Europa raggiunge la sua meta finale.

Ho voglia di creare nuove prospettive alla mia vita.

Eccolaaaaa la mia vicina stasera prima del solito, ma il suo boom…boom…boom… mi ricorda che siamo vivi e pronti a nuove prospettive di vita.

Fioralba Focardi

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