Cronaca XVI Ventiseiesimo giorno di quarantena

Scendere dal letto stamattina è ardua, seduta sul letto mi gira la testa, ecco tutta colpa di giovedì quando mi sono addormentata con il capo bagnato. E ora sono cavoli amari.

Piano piano mi alzo, sbando, mi appoggio all’armadio per stare in equilibrio.

“Te l’avevo detto che hai fatto una bischerata”.

Vado in cucina lentamente, il camminare sembra che mi faccia bene, ma, ma è meglio che non faccia movimenti bruschi con la testa.

La radio manda il radiogiornale, dopo il caffè evito la sigaretta, di sicuro starei male.

Cazzo! Devo uscire per andare a comprare i croccantini a Leo, anche lui è un gatto delicato, deve mangiare quelli con le fibre, quelli speciali, perché lui soffre oltre che di problemi intestinali anche di allergia. Mio fratello dice che è un gatto signore, ma come li esseri umani anche lui categoria animale ha le sue patologie.

Dopo colazione fumo, mi preparo lentamente, un bel massaggio di artiglio del diavolo al collo, una sciarpa calda e esco, non possono mancare i guanti e la mascherina anche se ancora non c’è l’obbligo meglio essere in regola.

La piazza è semi deserta, il mercato di sabato non lo fanno, in compenso la coda è dal vinaio all’angolo, vero domani è Pasqua e il vino ci vuole. Anche il rivenditore delle cialde per il caffè ha la sua piccola coda.

Mi dirigo al negozio di animali, non c’è nessuno, chiedo il permesso di entrare, prendo il sacchetto e torno a casa, ovviamente mi fermo dal tabaccaio, rifornimento per due giorni. Dovrei smettere di fumare lo so, me lo dico da un po’, ora sarebbe il caso, sono anche in cassa integrazione, mica posso buttare i soldi così.

Mentre torno lentamente a casa, penso al mio progetto, a chissà quando lo potrò realizzare. Dovevo prendere appuntamento con la CNA ad aprile, ma ora rimanderò tutto, non posso tirare fuori soldi che non siano per la sopravvivenza.

Mi viene l’istinto di battere il piede con forza sul selciato, quando sono arrabbiata oppure scocciata lo faccio spesso, ma ora non dovevo farlo, la testa vortica, mi fermo cercando l’equilibrio, aspetto che passi e riprendo a camminare, ora rasento i muri per avere un appoggio caso mai mi riprenda lo sbandamento.

Che cavolata, che cavolata ho fatto!

Arrivata a casa.

Se mi metto a scrivere ora sono del gatto, ma non sono un croccantino io, meglio prendere una tachipirina, quella, niente altro che quella, gli antidolorifici sono dannosi per me, e lo so, ce l’ho tutte io!

Mi siedo al sole, il suo calore è salutare, poche macchine, quasi silenzio e gli uccellini che cantano, che meraviglia la natura, ora che i motori stanno zitti la natura ci da la sua canzone migliore. E questo verde che sta esplodendo così smeraldo e prezioso, brilla sotto i raggi del sole.

Passo il pomeriggio a maledire la mia idiozia, butto giù un po’ idee da realizzare quando tutto questo sarà finito. Con Marzia avevamo programmato una conferenza presentazione sulle donne da fare con il patrocinio delle Pari Opportunità della Toscana, avevamo optato per la fine di giugno; il lancio della mia agenzia letteraria; le presentazioni; il viaggio a Lisbona, tutto fermo, tutto rimandato chissà a quando.

La testa è pesante, stai a vedere che arriva anche il raffreddore, così sono completamente in balia della frustrazione, che domani salirà vertiginosamente.

Rivoglio la mia vita, rivoglio i miei giorni, anche arrabbiarmi a lavoro mi manca, assurdo ma vero.

La vicina di sicuro oggi non salterà sul mio capo, è andata nel giardino condominiale.

Chiudo qui per oggi, la mia connessione con il resto del mondo, ho voglia solo di ascoltare la musica e non pensare.

Fioralba Focardi

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