Cronaca XVIII Ventottesimo giorno di quarantena

“Oggi dovrebbe piovere, lo ha detto il meteo!”

Guardo fuori e c’è un bel solicino, giusto giusto per passeggiare, ma non si può.

Che Pasquetta di…evito gli improperi, non ho voglia di dimenarmi nella frustrazione della clausura.

Di questi giorni credo che ricorderò il silenzio, il cielo terso, e chi se n’è andato via senza un saluto.

Non sarà facile riprendere la vita normale, sapendo che ci lasciamo alle spalle tanti morti sia in Italia che nel mondo, morti di una guerra subdola, che non guarda in faccia nessuno, ma ci ha privato di tanta storia che forse avremmo dovuto ascoltare di più.

Saremo in grado di essere migliori, di guardare all’altro senza più sospetto? Non lo so davvero, io ci credo al buono che ognuno ha dentro sé, ma poi leggo notizie, ascolto le persone e vacillano le mie convinzioni, ma continuo a sperare.

  Vado a buttare la spazzatura, il vicino del piano terra si affaccia alla porta e mi chiede come sto, poverino prima era sempre fuori e parlava con tutti, sapeva tutto di tutto, s’interessava a ogni persona, di questi tempi si deve sentire solo. Gli rispondo gentilmente, ci parlo un po’ a debita distanza ed esco verso il sole.

Noooo…mamma ha tirato fuori le fotografie mentre ero scesa, si asciuga gli occhi, ha trovato una foto di mio babbo giovane, per lei è dura, in questo periodo è molto dura. Sono diciassette anni che babbo è mancato, dopo una vita passata insieme, matrimoni di altri tempi, fatti di sacrifici, figli e tanto amore.

   Tra le tantissime fotografie, quelle mie sono riconducibili alla mia infanzia, dopo che mi sono fidanzata, niente più pochissime, non so capire o forse lo so, ma non voglio entrare in quel meccanismo perverso che mi ha portato ad aver perso un pezzo di me per strada.

Qualche mese fa una persona mi contestò le foto che mi facevo fare ovunque andassi, non capiva e dichiarava che peccavo di protagonismo: “Ma che ne sai di me? Le foto sono un riappropriarmi del vivere, del passaggio dei giorni, sono piccoli dettagli che lasciano un ricordo indelebile anche a chi verrà dopo di me”.

Guardo le foto dei nonni, degli zii, di mio babbo, persone che non ci sono più ma che restano a memoria, una traccia visiva per chi non li ha conosciuti.

Queste giornate così, sono una fucina di ricordi, specie quelli belli, per fortuna, gli altri li accantono, impacchettati in cellophane e naftalina.

Apro il Pc, scrivo, metto giù questi pensieri che hanno il sapore di una arancia aspra, perché l’arancia non lo so, mi è venuta così, forse perché l’ultima l’ho mangiata tre giorni fa.

Scrivere è un bel modo di passare il tempo, un po’ come leggere, sto leggendo due libri in questo periodo, uno per me, l’atro in diretta Fb, e tutti e due mi regalano sensazioni, vitamine che fanno bene.

Gente Semplice, quello che sto leggendo in diretta social, l’ho scelto per caso, non lo avevo mai letto e appena ho letto le prime pagine mi sono ritrovata in un mondo a me quasi sconosciuto, persone che si raccontano, in maniera semplice, sono contadini, pescatori, braccianti a giornata, maestre, tutte persone che in ciò che fanno mettono rispetto sia per l’essere umano, sia per la natura e gli animali.

Semplicemente raccontano la loro vita, di povera gente che sopravvive in un mondo difficile. Le storie vengono raccontate in vari decenni e portano a galla il difficile mestiere di sopravvivere.

Sarà stato il caso, o l’istinto che me lo ha fatto scegliere, ma in questo periodo credo che sia uno stimolo per tutti a sperare.

Ieri l’ho scampata la vicina rimbalzina, ma stasera eccola…

Boom…boom…boom…

Viva la normalità di questi giorni improbabili, e anche Pasquetta è archiviata.

Cavolo piove!

Fioralba Focardi

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