Cronaca XXI Trentunesimo giorno di quarantena

E va bene, esco, esco, ma prima il caffè, la colazione, e la sigaretta, poi esco.

Dormivo così bene, mica ho voglia di andare a zonzo, va beh su via, forse non c’è tanta fila…mumble…mumble…mumble…stamattina mi sento Paperino.

La gita fuori casa è organizzata nei minimi particolari, nel raggio di 400 metri, tabaccaio, Conad, mercato ortofrutticolo.

E invece il primo intoppo, il tabaccaio è sprovvisto delle sigarette che compro io, devo allungare il giro, mumble…mumble…mumble…poi non ho il contante, e lui non prende il bancomat. Allungo e vado al bancomat per ritirare, c’è la fila, chiedo e dovrei entrare dopo un signore, mi metto da una parte, dentro per il prelievo ci sono già due persone, il tipo di prima entra, si avvicina alla macchina, ma poi si allontana e cerca di entrare dentro la banca, ovviamente la porta è chiusa e non esce. Morale, il tipo ha fatto il furbo e quando aprono la porta entra scalcando tutta la fila, io lo prenderei a calci in culo, ma devo solo prelevare, gli altri in coda sono allibiti, ma restano in silenzio. I furbi come sempre si palesano sempre anche nelle situazioni di difficoltà pandemica. Entro ed esco velocemente, vado direttamente in piazza tabaccaio, che poi scopro che lui prende anche il bancomat, ottimo ora so dove comprare le sigarette senza dovermi recare più in là dei quattrocento metri. Il mercato ha cambiato il modo di fare fila, la settimana prima si prendeva il numerino, ora no. Due file distinte, uno a destra uno a sinistra si viene serviti, meno caos, la gente è obbligata a mantenere le distanze. Prendo ciò che mi serve e via verso la Conad, mannaggia le parole crociate mi sono dimenticata, torno indietro, e anche lì organizzati perfettamente, da una parte si entra da un’altra si esce. Ora dovrò fare la coda alla Conad, e invece che colpo di fortuna in coda ci sono solo due persone, wow, nel giro di un’ora ho preso tutto e posso rientrare a casa, non che stare in casa mi renda felice, ma se stare fuori per stare in coda, non mi piace.

“Oh hai fatto presto”.

“Ho comprato le fragole”, dico e continuo “e anche la panna”.

Ogni tanto una coccola golosa ci vuole.

Nel palazzo vicino una litigata pazzesca, urlano come dei matti, mi da fastidio ascoltare le ingiurie che si dicono, mi rintano in salotto al pc, mentre scrivo e ascolto la musica, penso.

Non conosco le persone, perciò non so il perché della litigata, ma penso a chi è costretto a vivere sotto lo stesso tetto di un coniuge violento che picchia e massacra. Questa situazione è deleteria, mettere ventiquattrore persone violente con le vittime è pazzesco. Ma non si può fare altrimenti, non è una situazione facile. Un mio amico Carabiniere mi dice che hanno tante chiamate per questo motivo.

Vado a fumare in terrazza e sotto al palazzo ci sono appunto i Carabinieri, qualcuno li deve aver chiamati, forse conoscono le persone che litigavano. Meno male, credo che ci voglia consapevolezza del pericolo, un occhio nero in un palazzo non può passare inosservato specie seguito da urla.

Penso all’inciviltà di alcune persone, mentre passavo stamattina davanti a un super mercato, quanto sporco fatto di guanti e mascherine, eppure ci sono i cestini, ma no, l’inciviltà regna sovrana. Come si fa a gestire persone incivili? L’esempio del tipo in banca è eloquente.

“Che fa fuma sul balcone?”

“Salve sì c’è il sole e si sta bene, lei tutto bene?”

“Sì faccio una giratina per sgranchire le gambe”.

“Bene buona passeggiata”.

Invece resta lì il vicino chiacchierone, mi fa tenerezza, si deve sentire solo, e cerca compagnia stando appoggiato al cancello di casa.

Penso ai tanti vecchietti e vecchiette, quelle che quando esco sono sempre fuori a fare la spesa, il bello che qui in zona abbiamo molte associazioni che portano la spesa agli anziani, hanno telefonato in tutte le case dove ci sono ultrasettantenni, ma molti vogliono fare da soli, vogliono sentirsi autosufficienti, li capisco è un modo di sentirsi vivi.

“Domani pare che va a piovere”.

“Davvero?” Rispondo togliendomi dai miei pensieri.

“Sì, e ci vuole la pioggia, il terrono è secco, e le piante soffrono”.

“Ha ragione,” dico gentilmente e aggiungo “le sue piante come stanno?”

“Bene, ma sa con questo virusse non mi fido a stare troppo all’aperto”.

“Ha ragione, provi a mettere la mascherina”. Rispondo pensando che mi sono messa in un dialogo che andrà per le lunghe.

La moglie lo chiama: “Vieni in casaaaa che fai fuori”.

Desolato mi saluta e rientra, chissà che cazziatone ora gli farà per aver messo il naso fuori dall’uscio.

Meglio rientrare a scrivere, scivolo nelle note di uno swing e mi lascio andare nei ruggenti anni Venti, e le parole scivolano veloci.

Tum…tum…tum…stasera fa la corda posso contare i salti…tra un po’ di sicuro boom…boom…boom…viva la quotidianità.

Fioralba Focardi

1 Comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...