Intervista a Elda Lettieri autrice di Una Donna Fallibile

Oggi ho il piacere d’intervistare Elda Lettieri, una donna che conosco personalmente, con grande forza di volontà. Nel suo libro auto-biografico che ho avuto l’onore di editare, c’è tutta la sua grinta nell’affrontare le prove che la vita le ha messo sulla strada.

Andiamo a conoscere Elda allora

Ciao Elda, intanto come stai e come vivi questi giorni di quarantena?

Personalmente non la vivo molto bene, i primi giorni sono stati terribili perché uscivo da una esperienza familiare che mi aveva messo in ginocchio. Il 2 marzo si erano tenuti i funerali di mio marito e dopo qualche giorno c’è stata la chiusura con il mondo esterno. Considera che gli ultimi 12 mesi li avevo trascorsi accanto a lui, fermo in un letto, uscendo da casa solo per le emergenze, per cui per me la quarantena era già iniziata da tempo. Ora sto contando i giorni per tornare alla luce, per riprendere i contatti umani, che a me mancano tanto, per passeggiare, per sentirmi libera. Per una come me la libertà è la vita stessa, senza di lei vegeto, non vivo.

Anche tu ti sei data alla scoperta della cucina?

Come tutti, dopo aver pulito e ripulito casa a fondo la cucina è stato un altro modo per impiegare il tempo. Fortunatamente ho con me mia figlia, che non è potuta rientrare a Londra dove abita proprio per la quarantena, per lei mi sono impegnata nella preparazione di piatti nuovi e nei dolci che non avevo mai fatto in vita mia, al massimo mi ero cimentata nel tiramisù. Questo gran tempo a disposizione ai fornelli però sta comportando un problemino non di poco conto, senza fare movimento e con la tavola ben imbandita la bilancia piange. Uno dei primi obiettivi da perseguire alla riapertura sarà quella di rimettersi a dieta.

Ascolti musica e se sì che tipo di musica?

Mi piace la musica, tutta in generale, anche se prediligo la musica legata alla mia generazione. Pino Daniele, Lucio Battisti, Zucchero, Andrea Bocelli, Gianna Nannini, sono fra i miei preferiti. In questo periodo non l’ho ascoltata molto e non so perché, dovrebbe essere stato l’esatto contrario. La metto solo come sottofondo quando scrivo al computer, in questo periodo scelgo musica jazz o classica.

Ti piace leggere?

Moltissimo, sin da bambina leggere mi ha fatto tanta compagnia. Ricordo ancora quando nel piccolo borgo dove abitavo veniva ogni mese la biblioteca ambulante. Era un grande furgone che si apriva lateralmente, potevamo salire le scalette ed entrarci dentro per scegliere i libri che ci venivano dati in prestito, gratuitamente. Io non potevo comprarli perché la mia famiglia aveva a malapena la possibilità di sfamarci, figurati se potevano comprarci libri da leggere. Di allora ricordo con nostalgia i libri di Liala, mi facevano sognare tanto perché i protagonisti erano tutti bellissimi, elegantissimi, con mani lunghe e curate, e spesso molto ricchi. Ricordo anche che a 14 anni ho letto per la prima volta Anna Karenina.

Quale libro ti rappresenta?

Non ho un libro in particolare che mi rappresenta, e dopo averli letti tendo a dimenticare il titolo e l’autore. Mi vergogno di questa cosa ma è così. Ti posso dire gli ultimi che ho letto e che sto leggendo. Ho appena finito “L’educazione”, ora sto leggendo un romanzo di Luis Sepúlveda, del quale avevo letto solamente Storia di una Gabbianella e del Gatto che le insegnò a volare. Forse questo potrebbe rappresentarmi più di altri perché ci ha insegnato che tutti possiamo volare, dobbiamo soltanto imparare a superare i nostri limiti. È importante raggiungere i propri sogni, come la gabbianella, ma anche imparare ad amare senza pregiudizio come il gatto: non è questo, forse, il concetto di vero amore?

Le tue prossime letture?

Le mie prossime letture sul comodino sono “Cambiare l’acqua ai fiori” e “Il libro della gioia”, ultimamente mi affascina il pensiero del Dalai Lama. “Una felicità autentica richiede innanzitutto la pace mentale e un certo grado di padronanza di sé.” È da approfondire, non trovi?

Che legame hai con la tua terra di origine?

È la terra che mi ha dato i natali, che mi ha plasmato nei primi anni di vita. Amo questa terra, ci torno sempre molto volentieri. Tu pensa che per il 2 di maggio prossimo, con la delegata alla cultura del Comune di Altavilla Silentina dove sono nata, avevamo programmato la presentazione ufficiale della mia autobiografia “Una donna fallibile”. Con i miei quattro fratelli avevamo già programmato di tornare tutti insieme alle nostre origini in quella data, dal 1957 non è mai successo, e addirittura avevamo prenotato un B&B a 100 metri dalla casa dove siamo nati. Sarebbe stato molto bello, purtroppo per la pandemia dobbiamo rimandare tutto, spero comunque a breve di poterlo fare!

Della tua terra adottiva cosa ti piace?

La Toscana non può che essere nel mio cuore, qui sono cresciuta, mi sono sposata, sono diventata mamma, mi sono realizzata in ambito professionale. Amo tutto di questa terra, i paesaggi, l’arte, la cultura, l’impegno sociale che caratterizza questo popolo e che mi ha contagiato dandomi tante soddisfazioni. Ho qui affetti cari che mi fanno sentire amata, protetta. A mio avviso la Toscana è una delle regioni più belle del nostro Paese. Quando vado in giro sono onorata di definirmi toscana, e che piacere quando mi fanno notare la simpatia del nostro dialetto. Un amico del sud mi diceva che la gente, quando parla, o suona o fa rumore, e io con il mio dialetto toscano e con la mia voce a suo parere cantavo. Uno dei complimenti più belli in assoluto che ricordo con immenso piacere!

Tu hai scritto “Una Donna fallibile”, il tuo primo libro autobiografico, com’è stato mettersi a nudo?

È stata dura, molto dura, quando ho iniziato a scrivere non avrei mai immaginato una sofferenza simile. Ho più volte inondato la tastiera di lacrimoni. Ho rivissuto momenti belli del mio passato ma sono affiorati anche tanti ricordi dolorosi, che ho rivissuto di nuovo. Una esperienza che rifarei con la consapevolezza che mettersi a nudo, raccontare delusioni, frustrazioni della tua vita che tenevi dentro da decenni, fa male, molto male. Proprio in questi giorni l’ho ripreso in mano e l’ho riletto tutto, dopo averlo stampato non l’avevo mai più fatto. L’ho letto perché ne avevo bisogno prima di cimentarmi nel prossimo progetto, volevo corazzarmi perché sapevo che sarei andata incontro ad altra sofferenza. Dirai, ma sei una masochista! Sì, però so che in questo caso ne vale davvero la pena.

Hai intenzione di fare un altro libro?

Sicuramente sì, ci sto già lavorando ma è prematuro parlarne, lo saprai a tempo debito.

Ho letto che vorresti, passata la pandemia, viaggiare…il tuo primo viaggio dove ti ha portata? E il prossimo?

Viaggiare sarà una delle attività a cui voglio dedicarmi per il futuro, mio marito ci ha lasciato esprimendo questo rammarico, non aver viaggiato abbastanza, un rimpianto che io non voglio assolutamente portare con me. Se il Signore mi darà salute e forza appena si riaprono le porte intendo fare un programma per visitare quei luoghi che ancora non ho ancora visto. Il primo viaggio che ricordo con nostalgia, perché poi non ci siamo più andati, è Parigi. Ricordo ogni momento di quel viaggio, e mi sono ripromessa di tornarci appena possibile. Il prossimo viaggio non è ancora stato deciso, sicuramente sarà un paese lontano. Ci sono due variabili che devo considerare, il periodo in cui potremo di nuovo effettuare viaggi internazionali, e la disponibilità di mia figlia Camilla. Con il mio inglese vado poco lontana, comunque prometto che ti farò sapere appena avremo deciso!

Come saremo dopo questa terribile avventura mondiale?

Fioralba davvero non lo. So per certo come sarò io dopo questa esperienza, apprezzerò ogni piccola cosa, soprattutto quelle che davo per scontato come la libertà, la vicinanza con le persone care, la possibilità di viaggiare, la libertà di poter uscire senza indossare guanti e mascherina. Ci sarebbe un elenco lunghissimo, cercherò di amarmi come non ho fatto mai, e cercherò di vivere con un minore senso di responsabilità, voglio provare a vivere con quella leggerezza che non ho mai avuto!

Grazie Elda per la tua pazienza, aspetto notizie del tuo nuovo libro, per parlarne insieme.

Fioralba Focardi

     Volevo diplomarmi e ci sono riuscita a 35 anni, ho inseguito la laurea e l’ho raggiunta a 45 anni, volevo lasciare un ricordo di me ed eccomi qui a raccontare i miei primi 70 anni. Spesso mi sono sentita controcorrente e fuori luogo, oggi mi definirei “moderna” perché pur essendo nata nel dopoguerra ho più volte innescato processi di cambiamento, quelli, che sono costretti a fare oggi i giovani in assenza del lavoro.

Elda Lettieri

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