Intervista ad Arsenio Siani

Oggi l’intervistato è Arsenio Siani, scrittore, senese di adozione.

Ciao Arsenio, come stai e come vivi questi giorni insoliti?

Ciao Fioralba, io sto bene. Ovviamente non è facile affrontare queste giornate insolite ma fin dal primo giorno mi sono imposto un programma giornaliero che mi consentisse di tenere lontano ogni forma di malessere che la reclusione potesse causare. Il programma prevede un’ora di attività fisica tutti i giorni, meditazione, lettura e ovviamente scrittura.

Cosa hai inventato per passare queste giornate?

Oltre a ciò che ti ho detto sopra ho realizzato dei video su YouTube per fare delle lezioni di scrittura creativa online, inoltre sto realizzando il mio primo audio libro. Insomma, non me ne sono stato con le mani in mano.

Quanti libri hai scritto?

Sono arrivato a 12 pubblicazioni e a breve ci sarà la tredicesima!

Tu sei anche impegnato nel sociale, soprattutto ti occupi della violenza di genere, infatti ci siamo conosciuti quando mi occupavo di una pagina Fb, dove tu eri un collaboratore prezioso. Da quel progetto è nato il tuo libro “Quello che le donne non dicono” dal titolo della rubrica. Raccontaci cosa ha significato per te credere in quel progetto?

È stata un’esperienza bellissima che mi ha permesso di confrontarmi con tantissime persone, ho girato l’Italia per presentare il mio libro e ho avuto l’onore di portare questi temi anche nelle scuole. Grazie all’amico Emiliani Cheloni ho tenuto una conferenza-seminario sulla violenza di genere presso l’IIS “Piazza della resistenza” Monterotondo, in provincia di Roma. Inoltre, la dottoressa Loredana Cascelli, preside dell’istituto comprensorio di Fiano Romano, mi ha voluto come ospite durante una giornata organizzata per gli studenti dell’istituto in cui abbiamo affrontato il tema della violenza sulle donne partendo dai contenuti del mio libro. Sono stati due momenti importanti, ricchi di significato. Sono convinto che la problematica della violenza di genere vada affrontata partendo dal basso, educando i più piccoli, insistendo nell’insegnamento dei valori del rispetto e della dignità di ogni essere umano.

Sei anche un viaggiatore, cosa cerchi in un luogo che visiti? Lo chiedo perché anche da un tuo viaggio è nato un altro libro.

Per me partire vuol dire iniziare anche un viaggio interiore. I luoghi su cui poso gli occhi e i piedi attivano un moto dell’anima che mi spinge a cercare il diverso, l’estraneo. Prediligo recarmi in quei luoghi che hanno culture molto diverse dalle nostre perché nella diversità cerco l’uguaglianza, quel fiume sotterraneo che bagna ogni animo in qualunque angolo del mondo e ci rende parte dello stesso, eterno spettacolo. In questo modo ogni luogo diventa casa mia. Ogni rituale a cui partecipo nasconde una comunione o similitudine con i nostri, ogni volto, ogni sguardo, mi ricorda quelli che incrocio qui, nel quotidiano. Questo atteggiamento mi consente di tornare a casa con la sensazione di non essere più lo stesso che è partito. Mi sono arricchito, sono cambiato.

Quando è scoppiata la pandemia se non sbaglio eri in India, come è stato l’impatto psicologico?

Guarda, in tutta onestà non me n’ero neanche accorto. In India non se ne parlava ancora e io e la mia compagna abbiamo continuato il nostro viaggio in tutta serenità.

Torniamo al tuo mestiere lo scrittore, so che hai anche un nuovo libro in pubblicazione o sbaglio?

Esatto. A breve uscirà il mio nuovo romanzo, si tratta del mio primo giallo, che verrà pubblicato da ALA, l’associazione di cui ora sono socio. Ho deciso di tornare al romanzo di genere perché avevo bisogno di ricominciare a divertirmi con la scrittura realizzando qualcosa di più leggero. Trattare il tema della violenza sulle donne ha significato molto per me ma mi ha causato anche molta sofferenza. Mentre scrivevo “quello che le donne non dicono” la mia penna sanguinava, è stato molto doloroso scivolare negli abissi dell’animo umano.

Una delle tue attività è la scuola creativa, perché hai sentito l’esigenza di fare una scuola?

Perché sentivo di avere qualcosa da trasmettere agli altri.  La scrittura mi ha dato tanto e sentivo di voler dare l’opportunità ad alte persone di avere i miei stessi benefici

Ognuno di noi può diventare uno scrittore, non è che il mercato è inflazionato? (Domanda provocatoria)

Ognuno di noi può scrivere. Diventare uno scrittore professionista e vivere di scrittura è un’altra cosa. A molti basta scrivere. A volte lo si fa per sé stessi, per stare meglio. Ci possono essere vari motivi che ci portano a prendere una penna in mano. La scrittura è alla portata di tutti e ha un grande potere. Vorrei che tutti fossero consapevoli di questo potenziale.

Credi che dopo che tutto questo sarà passato, le persone saranno migliori verso i più deboli?

Io credo che questo periodo abbia rappresentato un’occasione per molte persone. Per coloro che hanno colto l’opportunità e si sono guardati dentro credo che la vita cambierà. Saranno persone migliori, più compassionevoli e amorevoli verso il prossimo. Altri, purtroppo, usciranno peggiorati da questa esperienza. Ma sarà responsabilità loro, per essersi lasciati andare alla lamentela e alla negatività. È sempre responsabilità nostra, nel bene e nel male. Tutto dipende da noi.

Fioralba Focardi

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