Intervista al poeta Guido De Marco

Oggi la mia intervista ci porta a conoscere il poeta Guido De Marco.

Come stai e come vivi questi giorni di pandemia ?

Questo periodo imprevedibile ci ha colto totalmente disarmati, e a fronte di tanta violenta  e crudele perniciosità, il mio rammarico maggiore è determinato dall’ecatombe che , giorno per giorno, fa strage di innocenti. A loro vanno le mie preci.  Io mi comporto rispettando le regole e, come fece Garibaldi, rispondendo agli ordini con un militaresco “obbedisco”, anche se, “obbedire”, non significa        “condividere “.

Parlaci un po’ di te, se non sbaglio sei in pensione; come gestisci i giorni ?

La monotonia della ripetitività delle giornate indubbiamente opprime. Io impegno il tempo con  la lettura o la rilettura di alcuni classici della letteratura ( soprattutto russa e francese) ; a volte scrivo; qualche ora la passo  al computer; un po’ di  enigmistica; la TV; ascolto musica , e, di tanto in tanto, il mio pensiero esce dal presente e mi porta nel mondo dei ricordi.  E’ strano come in certe situazioni, quando il tempo concede largo spazio alla mente, episodi del tutto dimenticati, perfino fatti che riguardano la lontana infanzia (quando imparavo ad andare in bicicletta, o imparavo a nuotare) si ripresentano nitidi, come li stessi rivivendo. Momenti di tenerezza si fissano  nello schermo immaginario dei ricordi, come quando la mia dolce mamma mi prendeva sulle sue ginocchia e mi cantava le canzoni dell’epoca  (aveva una bellissima voce). Ora, questi e altri lontani ricordi riemergono, improvvisi e inaspettati, riproducendo quei  momenti con una limpidezza totale, come li stessi rivivendo attraverso una ripresa cinematografica, persino sonora, e, a occhi chiusi risenti perfino la voce.  Ma, bando ai sentimentalismi, torniamo alle tu domane…

Tu scrivi poesie. Quando è iniziata questa passione ?  

 Sì, scrivo poesie e alcuni pensieri che, a volte, riporto su FB. Amo la poesia più d’ogn’altra cosa e credo che questa passione sia congenita perché risale ai primi anni della mia vita, quando in quinta elementre si imparavano le poesie  “a memoria “, e il mio maestro le faceva sempre  declamare a me : Pascoli ( tornava una rondine al nido …..) (t’amo pio bove …..) .  Carducci ( gira sui ceppi accesi …) (  Ei fu siccome immobile ….) ( l’albero cui tendevi …) ;  Angelo Silvio Novaro ( la pioggerellina di marzo …). E tante altre.   

  C’è stato un evento che l’ha scatenata ?   

 Non in particolare, solo un istintivo profondo amore per la poesia. A dieci anni già avevo imparato  a memoria molte poesie dei nostri maggiori poeti, e avevo letto la Divina Commedia e imparato a memoria alcuni passi dell’Inferno ( che a quell’età era la parte che mi  appassionava di più), e che mi piaceva declamare ( con una forzata enfasi) davanti allo specchio. Credo, però che sia anche una qualità ereditata. Mio padre, Antonio De Marco, uno dei maggiori poeti calabresi, giornalista e compositore, è stato finalista, per la poesia, al Premio Viareggio del !972.

La poesia è emozione, cosa serve per metterla su foglio?

Questo ,per me, è un punto dolente! Sulla definizione di “poesia” ho un fermo convincimento e una decisa opinione. Non voglio esprimere giudizi, ma la mia opinione è che la poesia, specialmente quella italiana, in  tutte le sue forme, non può prescindere da alcune caratteristiche fondamentali che sono : la musicalità e la forma. Vedi, cara Fioralba, un edificio può esibirsi con caratteristiche svariate, ma non potrà mai prescindere dalla consistenza delle fondamenta.  La  poesia  è la capacità di dipingere in versi un quadro che procura emozioni e che, se chiudi gli occhi, riesci a  vederlo facendoti battere il cuore.  Questo è il compito dell’arte, in tutte le sue forme.  Io leggo molte composizioni che hanno contenuti poetici, ma che possono essere definiti “prosa poetica”, ma pur sempre “prosa” e non “poesia”. Su l’arte in genere ci sarebbe da scrivere molto,e quindi mi fermo qui.

Molti pensano che un uomo abbia meno sentimento, invece la poesia vi sceglie;  sembra che porti fuori la sensibilità maschile.

Si pensa che la donna, per la sua innata dolcezza, anche in funzione di  essere potenzialmente madre, esprima qualità di sentimento più connaturate che nell’uomo. IL motivo è che l’uomo viene giudicato per gli stimoli del cuore, e non per quelli  dell’anima, e l’anima è donna, e con essa l’uomo scrive.

A molti fa paura, si sentono deboli ad esternare le emozioni.

Succede perché pensano di dover porsi in competizione, e quindi l’insicurezza li trattiene.

Hai scritto libri ?

 Sì, ho scritto una raccolta delle mie poesie (Emozioni), denunciata alla SIAE, ma mai pubblicata, così come un paio di brevi novelle.

Perché, finora, non l’hai fatto?

 Non ho mai deciso di farlo. Tutti, intimamente, ambiscono e vorrebbero essere poeti, e poi, ho poca fiducia della correttezza di molti critici, e soprattutto di molte giurie. Preferisco scrivere poesie per soddisfare l’esigenza della mia anima e delle sue emozioni, e poi riproporle per chi, come me, ama la poesia e, quindi, possa godere delle stesse emozioni.  

Vivendo questo momento mondiale, pensi che potremo migliorare, o torneremo ad essere i soliti egoisti?

Questa è una domanda a cui è difficile dare una risposta. Certo le grandi ferite lasciano sempre pesanti cicatrici, ma col tempo se ne sbiadisce il ricordo e, via via, il rischio di ricadere nel peggio non è da escludere. Sai, è un po’ come tanti pseudo fedeli, nel grave momento del bisogno si rivolgono a Dio chiedendo il Suo intervento, promettendo voti di grande sacrificio, ma dopo, cessato il pericolo, a poco a poco, riducono l’entità del voto, fino a dimenticarlo. Sai, cara, certe abitudini, più dissacranti sono, più difficili da abbandonare.

Fioralba Focardi

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