Cronaca XXII quarantaduesimo giorno di quarantena

Ti ho sognato, andavamo per mano lungo un sentiero fiorito, non ho capito se è la voglia di camminare o che mi manchi, il mio sub-conscio non lo comprendo. Ma so che tu mi manchi, anche se ci sei, mi manchi.

Caso strano ho aperto gli occhi alle 6, Leo mi guarda sospettoso, l’ho disturbato, anche se lui mi disturba sempre la notte con i suoi salti su e giù per il letto.

Stamattina il caffè lo faccio io, il primo, che di solito sono quella della seconda e terza macchinetta.

Assaporo il silenzio, quello che mi piace, quello della mattina presto, seduta al tavolo di cucina mentre ancora tutti dormono. C’è stato un tempo che mi alzavo alle 5 per ricamare le tende a punto croce, era il momento in cui persa tra fili colorati e schemi di piccoli disegni, mi sentivo libera, creare qualcosa che fosse frutto della mia abilità, mi liberava dalle frustrazioni quotidiane.

Un tempo passato, che ha smesso di fare male.

“Che miracolo è che sei già in piedi?”

Lo sapevo che mamma si sarebbe stupita, è lei che stamattina ha dormito di più, si annoia, le manca il lavoro, è una donna che non sa stare ferma.

“Voglio ritrovare quella stoffa nera mamma, vorrei fare una borsa, io la taglio e tu la cuci”.

“Una borsa? Proviamo”.

Ma non sembra convinta, mi fa tenerezza, questa apatia non le appartiene, le mancano i miei fratelli, è normale, anche se li sente al telefono o in video chiamate, non è la stessa cosa.

Io lavoro e penso a te, torno a casa e penso a te, eccoci ci mancava questa canzone, a ricordarmi che penso sempre a te, la radio manda la voce di Fiorella, e io ti penso.

Mi chiama Claudia, sta aspettando che finisca l’isolamento per prendere un nuovo cicciolo. È importante avere un animale in questo momento, sorrido e guardo il gatto che si è messo vicino al PC, ogni tanto zampetta sulla tastiera, creando strani geroglifici sul documento aperto.

Prendo il libro e mi siedo in terrazza, la musica in salotto arriva lieve, il sole è bello caldo, e la lettura piacevole, certo fossi seduta su di un prato sarebbe diverso.

Ho tirato fuori un mio vestito elegante, verde, chissà quando lo indosserò di nuovo, in effetti l’ho messo tre o quattro volte, sempre per degli eventi importanti. Mamma me lo cucì nel 2015, e l’ho indossato per la prima volta a Parigi, quando andai a ritirare un premio che avevano dato a un autore a cui avevo curato l’editing, fu la prima volta che presi l’aereo, e soggiornai a Parigi tre giorni. E no Fioralba, non farti prendere dalla smania del viaggiare, ora non si può!

Mi accontenterei di andare a Roma, ma non si può!

Il verde mi piace, è un colore che mi rilassa, qualcuno dice che mi dona, io non lo so, so che quando indosso certi colori mi sento a mio agio. Negli ultimi anni quando ho eventi, indosso abiti neri, non lo amo molto questo colore, ma con i giusti accessori, è passabile. Mi rendo conto che per molti l’abito elegante è nero. Non per me, ma a volte ci si deve adeguare in certe situazioni.

Si è alzato il vento, rientro perché fa quasi freschino, freschetto, insomma a me fa freddo, come al solito.

Tra un po’ ci sarà il solito Tam-tam, salterella sta spostando i mobili, preparo le cuffie e vediamo se riesco ad evitare il boom…boom…boom…Credo che querelerò Conte se non riapre le palestre!

Fioralba Focardi  

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