Intervista al Professore Fabrizio Salsi, poeta, scrittore, regista.

Oggi l’intervista che vi propongo è con Fabrizio Salsi, professore, scrittore, e regista.

 Ciao Fabrizio, intanto come stai e come passi questi giorni così insoliti?

Questi giorni li passo scrivendo, ascoltando musica, riflettendo e parlando in videochat con qualche conoscente.

Tu sei un poeta, come è nata questa passione?

La mia passione è nata quando ho sentito la necessità di esprimermi in qualcosa di artistico.

Hai scritto alcune sillogi quante, e se hai altre poesie pronte per un nuovo libro?

Sì, ne ho scritti quattro. Sì , ho altre poesie per un nuovo libro.

Tu sei un poeta “maledetto”, ovviamente per il genere che tratti, come mai hai scelto questo modo di comunicare, l’interiorità e le debolezze che appartengono ai Bohemien?  

 Io penso che quando uno scrive deve essere sincero con se stesso, altrimenti non risulta credibile. Io non sono un santo ma neanche Jack lo Squartatore. Voglio scrivere delle cose di cui faccio fatica a
parlarne liberamente, voglio descrivere i miei limiti e certi miei pensieri ossessivi. Scrivo di cose che non ho, di persone che mi mancano …

Tu sei andato recentemente in pensione, prima insegnavi in un liceo di Reggio Emilia, cosa ti manca dell’insegnamento?

 Dell’insegnamento mi manca il rapporto coi ragazzi, lo scambio di vedute tra me e loro, mi manca il conoscere il mondo dei giovani.

Con i tuoi alunni hai creato anche degli spettacoli teatrali, hanno seguito accettando i tuoi consigli, oppure ti hanno contestato?

Contestato apertamente no. Ho cercato di evitare opere che potevano far scatenare il narcisismo dei ragazzi. Ad esempio, ho sempre evitato di portare in scena “Romeo e Giulietta” perchè tutte le ragazze
si sarebbero scannate per avere quel ruolo. Dicevo loro che nel teatro il “physique du role” è una componente importante perchè se non sei adatto/a a quella parte, il pubblico,che è molto crudele, ride e prede in giro. Ho parlato della mia esperienza quando da giovane universitario recitavo anch’io. E in un “Romeo e Giulietta” dato che non sono mai stato un belloccio e che portavo la barba rossa mi
hanno dato il ruolo del cattivo per eccellenza :Tebaldo e quando Romeo mi uccide a duello il pubblico ne fu lieto e applause calorosamente.

Ora passiamo all’altra tua passione che è la regia, a cui abbiamo accennato prima, da cosa nasce questa voglia di stare a contatto con gli attori?

 Gli attori sono il “trait-d’-union” col pubblico. Esaltano i miei pensieri. Li evidenziano e li propongono al pubblico in maniera artistica. Ci deve essere un’intesa professionale e anche umana, direi affinchè tutto questa avvenga.

Prima della pandemia, hai fatto due spettacoli teatrali, a Milano e Roma, quanto è difficile per chi inizia riuscire a trovare lo spazio e un pubblico adatto?

Il difficile è che non dipende tutto dalla Compagnia Teatrale che dirigo. Dipende dalla sensibilità  della Direzione Artistica del Teatro. Capire di che natura è il pubblico che va in quel teatro. Cercare di mediare se ci sono tensioni, stroncare sul nascere di capricci di qualsiasi sorta . La location del teatro, il
giorno scelto, se ci sono in quelle città eventi che potrebbero oscurare la tua messa in scena.

Come scegli gli attori?

 Ora, fuori dalla scuola, gli attori li scelgo leggendo il loro curriculum vitae, sentendo gli audio che mi inviatano, valutando le loro esperienze e poi la loro affidabilità, serietà, apertura di mente e altro.

Tu parli correttamente francese e inglese, un po’ di tempo fa mi chiesero se scrivessi poesie in inglese, risposi che non sapevo scrivere un pensiero così profondo in inglese, ma avrei potuto farlo tradurre, mi fu risposto che la poesia doveva nascere in inglese altrimenti perdeva la sua bellezza. Ti chiedo, allora le poesie tradotte perdono di spontaneità oppure è questione di punti di vista?

La traduzione è un “atto di infedeltà”. Io quando scrivo in inglese o francese non penso all’italiano, ma cerco di scrivere come scriverebbe un inglese o un francese. E quando traduco dall’inglese  e dal francese in italiano devo rendere in italiano il senso dell’originale, inventando giochi di parole in italiano se ce sono in inglese e in francese. A volte devo aggiungere e a volte devo togliere. Faccio alcuni esempi. Una lirica afro-americana era intitolata LITTLE RED ROOSTER , alla lettera IL PICCOLO GALLO ROSSO. Rooster è la variante americana dell’inglese COCK. Allora per far capire la provocazione erotica che c’è nel testo: il dire non dire, l’ho tradotto in IL PICCOLO PASSERO ROSSO. – C’era un film di Truffault intitolato “LES 4OO COUPS” e in italiano fu tradotto alla lettera “I 400 COLPI”. Io, da ragazzino, andai a vedere quel film pensando leggendo il titolo, che fosse un film di guerra o un western.
Invece era la storia di un ragazzino francese insofferente alla scuola, ai genitori, all’autorità in genere. Uscii senza aver capito il perchè di quel titolo. Poi seppi che “400 COUPS” è un’espressione gergale che
significa   “Farne di tutti i colori” Ultimo esempio. In un film dei Fratelli Marx c’è Groucho che guarda sul tavolo e dice “WHERE’S MY SEAL” (Dov’è il mio timbro?). Poi entra nella stanza Chico con una foca in mano. Sapendo che SEAL oltre che a timbro significa anche foca. Allora nella traduzione italiana , Groucho   dice “FOCALIZZIAMO” così poi l’entrata di Chico con la foca ha un senso.

Cosa farai quando potrai tornare a gestire le giornate in maniera diversa?

Ho già quasi  pronte tre diverse letture drammatiche da portare in scena (attori+musicisti+danzatrice)  e una commedia che avrei dovuto portare in tre città ma causa pandemia non se n’è fatto niente.

Pensi che gli esseri umani avranno voglia di cambiare in meglio?

Spero di sì  ma in cuor mio non ne sono molto convinto.

Fioralba Focardi

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