Cronaca XXXIV quarantaquattresimo giorno di quarantena

Porto sulle spalle uno scialle fatto di sogni e disillusioni.

Questa frase è il primo pensiero, eppure il quattro maggio si avvicina, e saranno giorni un po’ più liberi.

Mi stiro, piove, aspetto un po’ prima di uscire dal letto, la noia prende troppo spazio, devo metterla da parte.

Taglio una fetta di torta mentre sale il caffè, e il latte si scalda, poi la fetta la taglio in altre cinque fette sottili, così le inzuppo nel latte.

La sinusite la fa da padrona, dei farmaci che prendo, per ora non hanno risolto la situazione, e quando metto la mascherina è un tormento.

Cerco calze leggere nel cassetto, uff…va beh…speriamo che presto riaprano anche i negozi d’abbigliamento quest’anno abiti da mezza stagione rimangono chiusi nell’armadio, stiamo passando dall’inverno all’estate senza quasi uscire di casa, l’unica cosa è che saremo tutti bianchi, tante mozzarelline uguali uguali, la tintarella sarà uguale per tutti.

Sto leggendo un libriccino, che parla di aneddoti e personaggi fiorentini, m’incuriosiscono molto, approfondirò le storie e poi scriverò qualcosa.

Ecco ci manca che mi manchi anche l’andare in biblioteca, così oltre la pioggia che mi fa uggia ci si mette anche la mancanza di certe attività alle quali sono particolarmente attratta.

Speriamo che domani non piove devo uscire a fare la spesa, quasi quasi scendo e vado al mercato, così frutta e verdura li compro dai contadini.

Ha smesso di piovigginare, vado, non prendo l’ombrello: brava fessa ecco che a metà strada inizia di nuovo, mi metto sotto i portici, osservo la fila davanti al banco delle verdure, due file lunghe lunghe, e stanno lì con gli ombrelli sotto la pioggia come se non avessero più da mangiare.

Torno a casa, non la capisco questa cosa, che poi a ben guardare, molti ci vanno tutti i giorni al banco dell’ortolano. Con questa gente mi sa che da lunedì sarà un bel casino con le restrizioni più leggere.

“Sei già a casa?”

“Che dirti piove, la gente è in coda e io non avevo voglia di fare la fila”.

Ho inviato diverse mail con le domande per le interviste, quasi tutti rispondono solerti e molto gentile, ma qualcuno si è perso, solleciterò le risposte, se poi non le mandano, li eliminerò dalla lista intervistati. Bastava dirlo che non erano interessati, chi la capisce la gente, sì grazie, no grazie, mica mi offendo.

Oggi sono acida, devo trovare un po’ di dolcezza.

Chissà se mi pensi in questo momento, io ti penso sempre, come una sciocca sorrido sempre quando ti penso.

L’ortensia in terrazza ha undici bocci, devo dargli il ferro, per farli diventare azzurri.

La mia amica mi dice che la gelateria in piazza, consegna il gelato a casa, che bella idea quasi quasi chiamo e lo ordino, hanno anche quello senza lattosio. Una buona idea per cambiare umore. Una bella vaschetta da mangiare stasera come cena.

La vicina è in anticipo, e che palle, proprio adesso che sto ascoltando una trasmissione che mi piace.

Boom…boom…boom…domani compro lo spazzolone di legno e quando inizia le rispondo a tempo.   

Fioralba Focardi

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