Cronaca XXXV quarantacinquesimo giorno di quarantena

Oggi è venerdì, me lo ricordo ed è il primo maggio, Festa dei Lavoratori.

Non voglio pensare al lavoro, non voglio pensare al lavoro!

Quando finirà questa situazione? Sono in cassa integrazione già da un mese, e ancora non si parla di riprendere il lavoro. Per ora si sopravvive, ma fino a quando? Mi viene da piangere se ci penso. Quanti come me sono in questa situazione, e molti di sicuro stanno peggio, per questo cerco sempre di non fossilizzarmi sulla situazione, ma la mente in remoto lavora, lavora, lavora.

Via scendiamo dal letto e pensiamo positivo, caffettino e poi da lunedì sarà un po’ diverso, intanto potrò rivedere il mio bambino, che poi tanto bambino non è, ma si sa per le mamma sono sempre piccini i propri figli.

“Se non chiami il dottore, ti prendo a ciabattate”.

“Sì sì lunedì lo chiamo, intanto prendo queste pasticche che mi hanno dato in farmacia e la soluzione fisiologica, fa schifo, e poi potevo risparmiare i soldi è salata, l’acqua potevo farmela da me!”

“Sei nervosa stamattina”.

“No ho solo bisogno che passi presto tutto questo!”

Questa voglia di normalità mi mette di cattivo umore, sono due giorni che fumo troppo, e non devo, non devo, non devo.

Non trovo gli occhiali, voglio scrivere per non pensare, butto all’aria ogni cosa, e poi sono lì sotto il mio naso.

Mannaggia che noia, cerco di prendere un sorso di serenità con la musica, forse è la medicina giusta, io che amo il silenzio, in questo momento lo detesto, ho voglia di urla, di motori rombanti, di grida di bimbi, e di folla. Chi l’avrebbe detto!

Quando due mesi fa anzi prima, diciamo a gennaio, tutti quei turisti con i loro trolley tra i piedi, m’innervosivano, perché dovevo stare attenta a dove andavano, mentre io camminavo di fretta.

Quando potrò uscire, voglio andare in piazza del duomo, sedermi su di una panchina e guardarlo per ore, come mi manca quella visione.

Dovrei fare il cambio d’armadio, se viene caldo poi mi tocca cercare i vestiti leggeri di corsa. Ma non ho voglia, a me fa ancora freddo, forse perché stare in casa alla fine non si fa movimento.

I gerani sul balcone hanno tanti fiori, le pratoline sono quasi sfiorite, e tra poco il gelsomino fiorirà con il suo profumo intenso, devo tagliare l’abete, ho provato a curarlo ma non ce l’ha fatta, anzi sicuramente quando è stato comprato le radici avevano sofferto già. Mi spiace tanto, volevo portarlo in campagna e piantarlo nel prato.

Cerco le cesoie, non le trovo, non impreco e lascio perdere, riprendo a leggere il libro, sono a metà, è molto intimista, meglio lasciare perdere, altrimenti ricado nei logorroici pensieri.

Oggi non mi va niente, e se andassi a dormire, così non penserei?

Ho trovato in una mail informazioni su alcune iniziative musei e letture, da guardare, che meraviglia mi lascio trasportare.

Il mio blog, è un po’ il mio compagno di viaggio in questi giorni, sto leggendo tanti blogger che hanno belle penne, e bei pensieri, questo fa bene all’anima, perdersi nelle parole che sanno raccontare.

Martedì prossimo ricoverano mia zia per un intervento banale (diciamo che in questi tempi lo si può definire così), ma non potremo stare con lei, e in ospedale resterà da sola, senza nemmeno farle una visita.  Immagino mamma come sarà agitata.

E vai ecco il suono rombante che mi mancava, la vicina è al lavoro, quel suo saltare elefantesco, chissà se sapesse che è ormai la chiusa perfetta della mia cronaca quotidiana…boom…boom…boom…a domani.

Fioralba Focardi

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