Cronaca XXXVI Quarantaseiesimo giorno di quarantena

C’è un tempo per fare programmi a lungo raggio, ma ora non è il momento.

Mi sono svegliata pensando a ciò che volevo fare, la smania mi tormenta come il raffreddore, lo ha diagnosticato il dottore, secondo lui non è sinusite, devo pazientare che passi da sé! Mi era venuta voglia di fargli una pernacchia al telefono, e per farmi contenta mi ha segnato delle semplici pasticche decongestionanti.

Io impazzisco con il naso tappato, non sopporto respirare con la bocca, e giro per casa come una tigre in gabbia.

Sembra che da lunedì si possa circolare con meno restrizioni, forse andrò a camminare.

Stamattina la dedico a cucinare, cioè a preparare una torta di carote, ci aggiungo mandorle, nocciole e noci, e succo di ace. Non so che verrà fuori, ma sperimentare mi piace. Tanto se non viene bene, la mangio lo stesso.

“Le mascherine, devi andare in farmacia a prendere le mascherine”.

“Vado… vado…”

Eccomi fuori, mentre m’infilo in coda, penso che di sicuro l’avranno finite, e che ci dovrò tornare. Si potesse prenotare sarebbe meglio. Infatti, mettono fuori il cartello mascherine finite. Non impreco e torno a casa, la prossima volta me le compro!

Cerco gli occhiali, e mi metto a scrivere, un violino in sottofondo regala note struggenti, adatte a rilassare la mente. Con questa musica posso sognare, scrivere e volare: chissà dove mi porteranno le ali.

Il tempo è nuvoloso, la torta è venuta buona, nel pomeriggio con il tè sarà una merenda deliziosa.

“Se ti riposassi un pochino, forse migliorerebbe anche il raffreddore”.

“Ti sembro un che ha lavorato troppo mamma?”

“No, ma stai sempre appiccicata a quel coso, riposati un pochino”.

Mi chiama la mia amica, e passiamo un’ora a dire fesserie, tanto per sdrammatizzare la situazione.

In effetti con questo raffreddore, non riesco a concentrarmi, apro Netflix cerco un film che mi distragga, ma sono così difficile sui film, fantascienza, spionaggio, le storie d’amore non mi vanno, molte sono banali, preferisco leggerle, ma adesso la mente è intasata.

Mi lascio cullare dai pensieri, chiudo il programma e ascolto musica, e mi lascio andare a sognare, il tuo viso volteggia nella stanza, come farfalla colorata.

Tu mi dirai che sono poesia, che con quella racconto i sentimenti, è così difficile dirteli a voce, ho sempre paura di farti fuggire.

Tiro fuori le matite e provo a disegnare il tuo ovale, i tuoi occhi e la tua bocca con quel sorriso che mi fa emozionare.

Vorrei stare dove ora tu sei, guardarti in silenzio, esco in terrazza è meglio.

E il silenzio anche fuori è stupendo, sembra un mondo diverso da come lo conoscevo, e nasce la poesia, perché è nell’aria stasera e vuole raccontare le emozioni.

  Di sicuro tra un po’ tutto questo sarà interrotto, dal saltimbanco di sopra. Mi chiedo se non si rende conto che quel suo continuo movimento sul capo è assordante.

Che angoscia  quel saltare così rumoroso, boom…boom…boom…è peccato sciupare un pomeriggio così romantico, con questo rumore fastidioso e saltellante.

Fioralba Focardi

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