Intervista a Stefania Convalle-Scrittrice ed Editore

Oggi la nostra intervista è con Stefania Convalle, scrittrice ed editore di edizioni Convalle

Ciao Stefania, come stai e come hai vissuto questi giorni di quarantena?

Buongiorno a te, cara Fioralba, e grazie per questo spazio. Come ho vissuto i giorni di quarantena? In effetti per me non è cambiato molto, lavoravo a casa prima e lavoro a casa adesso. Anzi, devo dire che ho apprezzato una relativa calma intorno a me, anche se dettata da un motivo grave quale la presenza del famigerato virus.

Tu vivi in Lombardia, precisamente a Monza, nella regione più colpita dal covid-19, quanto ti ha condizionata emotivamente questa situazione?

In alcuni momenti la preoccupazione e la paura hanno avuto il sopravvento, ma facendo ricorso alla razionalità mi sono sempre detta che prima o poi tutto questo sarebbe passato, esattamente come passa sempre tutto nella vita. Ho anche considerato la fortuna di essere in una condizione che, sì, mi costringeva in casa, ma in salute e col cibo sulla tavola. Diciamo che questa esperienza ha posto l’attenzione su tante cose che si danno per scontate ma che in effetti non lo sono.

Parlaci un po’ di te.

Difficile riassumere una vita piuttosto avventurosa in poche righe. Di me mi sento di dire che ho sempre sposato la filosofia del “gettare il cuore oltre l’ostacolo”. Ho inseguito sempre i miei sogni, a volte è andata bene, a volte è andata male, ma non ho rimpianti. Oggi faccio esattamente quello che desidero: mi dedico alla scrittura in tutte le sue forme, come scrittrice, come editrice, come coach nei miei laboratori piuttosto folli e cercando sempre il talento. Certo, se potessi fare tutto questo in un bel casale in Toscana, sarebbe perfetto! Ma, come si dice… Mai dire mai.

Quanti libri hai pubblicato?

Nella mia carriera ho pubblicato 12 opere, tra romanzi, sillogi poetiche, raccolte di racconti e manuali/saggi.

C’è un libro che ti rappresenta di più tra i tuoi?

Difficile dirlo. Sono tutti miei “figli” e rappresentano un momento del mio percorso. In tutte le opere c’è un pezzetto di me, e quindi, in un modo o nell’altro, ognuna di loro mi rappresenta.

Io trovo che scrivere è un po’ come liberare energie interiori, alla fine quando si è finito un romanzo, vorresti ricominciare tutto da capo (almeno per me è così), vale anche per te?

No, per me non è così. Intendo dire che quando ho finito la stesura di un romanzo c’è la gioia di aver concluso un’opera e la voglia di cominciarne un’altra. L’energia che si sprigiona nella scrittura è dentro di me e lì rimane, anche se le opere ne contengono una parte, ma essendo comunque parti di me, non ne vengo privata.

“Dipende da dove vuoi andare” e “Il silenzio addosso” hanno vinto il Premio Giovani all’interno della Rassegna della Microeditoria (2017 e 2018).

Le presentazioni, sono un passaggio emozionale incredibile. Cosa rappresenta per te l’incontro con il pubblico?  

L’incontro con il pubblico è la meraviglia delle meraviglie, seconda solo alla stesura stessa dell’opera che poi si va a presentare. Il mio carattere empatico mi consente sempre di entrare in sintonia con coloro che partecipano alle mie presentazioni o eventi, regalandomi momenti di grande sintonia mentale e di cuore con chi viene ad ascoltarmi.

Tu sei nata come scrittrice, poi hai deciso di diventare anche editore, perché hai deciso di passare dall’altra parte della barricata?

Ho deciso di fare l’editore per mettere al servizio di altri autori la mia esperienza. In un mondo editoriale difficile e pieno di trappole, credo che Edizioni Convalle sia un’isola felice. Non a caso il mantra della CE, oltre a essere solobelleopere, è anche “l’editrice col cuore d’autrice”. Ed è proprio così perché conosco bene il mondo là fuori. Il bello è che spesso nascono rapporti eccezionali con gli autori e insieme rompiamo gli schemi, facendo un bel cammino per divulgare le opere. Una straordinaria avventura.

Cosa ti affascina dell’editoria?

I libri belli. Punto.

Quanto conta essere critici nel leggere un romanzo che hai deciso di pubblicare?

Leggere un romanzo per decidere di pubblicarlo oppure no richiede un grande occhio critico. Personalmente la prima cosa che guardo è la pulizia di un testo, lo stile e la capacità di catturare il lettore. Cerco il guizzo, il genio, a volte nascosto tra le righe, ma è proprio lì il compito di un talent scout.

Tu ami molto gli animali, specie i cani, quanto è stato importante il tuo Pepe nel sollevare l’animo?

Pepe, il mio cagnolino, è stato molto importante in questa reclusione forzata. I cagnolini, come gli animali in generale, sono sempre un valore aggiunto nella vita di un essere umano. Fortunato chi li ha e capisce il privilegio di avere con sé uno o più animali che sono in grado di dare l’amore come nessun essere umano è capace. Ma questo al di là del virus, ovviamente. Gli animali ci portano gioia e consolazione sempre e per sempre.

Pensi che riusciremo finita questa emergenza ad essere migliori?  

Migliori? Non so. In fondo penso che dopo questa emergenza ognuno tornerà a essere quello che è nel suo profondo. I buoni saranno forse più buoni. I cattivi resteranno i soliti cattivi. Non credo che il virus possa fare miracoli sulla natura umana.

Fioralba Focardi

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