Cronaca XLVII cinquantasettesimo giorno di quarantena

disegno ancora da finire

Mamma mia che visione mi appare allo specchio, il mio naso è gonfio e rosso, ed è dolorante. Conto i giorni ormai è mercoledì e poi finalmente dopo quasi un mese, il dottore capirà!

Certo che se avessi potuto curarmi da sola a quest’ora avevo già risolto la faccenda, ma purtroppo non posso prendere medicinali così a caso, rischierei di compromettere le mie difese immunitarie.

Lasciamo perdere, mi sono rassegnata a dormire poco e male, recupererò tra qualche giorno.

Ho preso da una fotografia su FB, un fiore, e l’ho disegnato sulla carta da disegno, più tardi lo coloro, ha dei toni che amo tanto, e soprattutto non sono quelli tenui dei classici acquerelli, per di più lo sfondo è nero. Ma a me piace riprendere ciò che attrae l’occhio, e renderlo il più simile alla mia percezione, me lo hanno detto più volte che il nero non si dovrebbe usare per questa tecnica, così come il bianco. Ma io, io non sono una pittrice, voglio solo esprimere oltre la percezione, così come con le parole, non ho tecnica, non sono conforme. Non scrivo perché mi si chiami poeta, scrivo per tirare fuori tutte le mie sensazioni, quelle che sono state imbrigliate per così tanto tempo.

Mia nipote è bella, anche se ha troppi tatuaggi, la vedo serena e appagata, e mi rende felice vederla così. Si è messa vicino a me, e scarabocchia sulla carta con i colori, ridiamo come due matte perché sta disegnando improbabili scene, da regalare alla nonna. Mentre io sto colorando il fiore disegnato stamattina.

“Non mi riesce a fare il rigo sugli occhi, ci provo ma non mi riesce,” dico mentre le guardo il suo che è perfetto, “come fai, sei veramente brava, io dopo un po’ m’incazzo e mollo tutto!”

“O zia, prova a mettere lo scotch sulla palpebra, vedrai che ti viene bene, anche se, guarda non voglio offenderti, ma la pelle degli occhi a una certa età è meno elastica, e forse ti ci vorrà un po’ di più”.

“Giusto hai ragione, forse è meglio che lasci perdere, è solo curiosità”.

Tanto poi ci provo, ci provo, ormai lo so come sono fatta, devo imparare anche questa, poi non farò il rigo sugli occhi per uscire, ma intanto la saprò fare.

Mia sorella e mia nipote sono andate via, Martina ( la nipote), mi ha dato una ricetta, semplice, perché si deve stare un po’ a dieta: “S’è mangiato troppo zia, bisogna dimagrire!”

Insalata di porri e mele, condite con la maionese, pare sia una insalata polacca, quando vado al mercato compro i porri e vediamo che esce fuori.

 Ho cambiato lo smalto, l’ho messo di nuovo rosso, ho unghie lunghe come piacciono a me, speriamo che presto possa tagliarle, perché così so che tornerei a lavorare. Certo che dopo due mesi mi manca anche quel lavoro, che non è proprio il mio massimo, ma è dignitoso, mi permette di vivere, e tutti i lavori sono giusti se sono onesti.

Ho quasi finito di colorare il fiore, tra un po’ passo allo sfondo che è nero, mi scappa da ridere, di sicuro ci fosse un maestro nella stanza direbbe che è un disastro. Ma non importa deve piacere a me, non deve andare in mostra e nemmeno essere venduto, è mio, soltanto mio.

Oggi anche se la notte è stata uno schifo, sono stata abbastanza bene, cercare dentro la serenità è la cosa migliore, e tutti i mali poi passano.

Anche filosofa sono oggi, sarà che domani viene mio figlio a cena, e allora tutto mi sembra più bello. Tutto ma proprio tutto, anche il mio naso da pugile suonato.

Dirò di più, anche la saltellante vicina, la trovo aggraziata mentre mi salta sul capo con quel suo boom…boom…boom…  

Fioralba Focardi

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