L’eco d’amore

Cincischia l’orlo della notte

Una nuvola diafana, sulle punte danza

L’inquietudine di un lago blu,  cromatici bagliori

Grigi argentei, saranno pallidi raggi della luna

A ricamar così l’immensità.

Finita la giornata, si può chuidere gli occhi

A immaginare l’eleganza del vento

Che spettina tende, mentre dalla terrazza

Un soffio prepotente entra, spande

Profumi nella stanza, tormenta

Seriche fantasie, piedi scalzi

Scendono scalini freddi come marmi, a rincorrere

Il tuo richiamar l’eco d’amore

Solitario

Notturno

Umano.

Fioralba Focardi

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