Dalla sarta

Mia mamma è sarta e ha molte clienti, una in particolare è anche mia amica.

Nella è venuta ieri a trovarci, ovviamente ha portato anche dei lavori da fare, così mi sono divertita ad ascoltare e osservare.

Il lavoro di sarta devo dire è un po’ anche di ascolto, di consigliera e di soprattutto deve essere veicolante nel trovare equilibrio tra ciò che desidera la cliente e quello che in realtà le sta bene, capita infatti che ciò che piace non sia adatto al fisico di chi dovrà indossarlo, per cui ci vuole tatto e molta pazienza.  

La mia amica Nella ha buon gusto, su questo non ci piove, perciò per mamma è semplice farle gli abiti.

Ma ieri aveva anche da provarsi alcuni pantaloni che voleva modificare.

Nella è alta in confronto alla sarta (mamma), perciò è salita sulla panca per farsi prendere le misure per gli orli.

La situazione comica, con la cliente che cercava d’infilarsi i pantaloni, fermi da un anno essendo estivi, e poi essendo sudata era anche molto più difficile indossarli, mi ha portato a scrivere queste poche righe.

“Non sono ingrassata”.

“Te lo dico quando ti prendo le misure per l’abito”.

“Dici che sono ingrassata?”

“Fai fatica a indossare i pantaloni”.

Io zitta resistevo alla tentazione di ridere, che poi è andata a farsi friggere quando Nella è salita sulla panca toccando con la testa  un oggetto appeso alla parete.

Capitava anche a me di salire sopra il tavolo quando mamma cuciva abiti da sera, e io le facevo da modella.

Il piombo perfetto degli abiti lunghi doveva essere osservato dal basso lei, in alto io.

Costruire un abito su misura è affascinante dato che devi adattare la stoffa e il modello al fisico della cliente, lavoro non facile credetemi.

Un tempo qualcosa del genere lo  realizzavo con la maglieria, costruire maglioni, abiti, pantaloni, partendo da un filo di lana, cotone, seta o altri materiali.

Lavoravo in proprio, avevo un laboratorio con alcune macchine artigianali, e partendo da un pezzetto lavorato a macchina 50 aghi x 50 passaggi, creavo il campione da dove prendevo la misura e con calcoli precisi, realizzavo l’oggetto da provare sulla cliente. Dovevi essere brava ad azzeccare la forma alla prima prova, altrimenti dovevi disfare il lavoro, e prima di rilavorare il filo lo dovevi riportare alla sua forma originale, dato che il filo lavorato era stato stressato e perdeva forma.

Nella si lamenta sempre tutte le volte che cvi vediamo perché mi dice: “Una volta avevo la magliaia che mi faceva le maglie, quella vagabonda ha smesso”.

È stato un periodo difficile, troppo per riprendere in mano quella artigianalità  creativa, vuoi per la mia situazione personale, vuoi per la situazione del mercato, un lavoro così aveva dei costi che pochi si potevano permettere. Poi ci sono se…che sono rimpianti che non ho più voglia di provare sulla pelle.

Fioralba Focardi

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