Io e Parigi (3)

Non riesco ad entrare nella chiesa, troppe persone, mi siedo sulla scalinata e osservo il panorama.

È venerdì e tutti a Firenze sono al lavoro, arrivano messaggi, vogliono sapere come è stato il viaggio, quasi tutti pensavo che avrei avuto paura del volo, non sanno molto di me.

Con mio figlio ci eravamo già sentiti, e anche con mamma, il resto poteva aspettare che mi prendessi il tempo di comprendere che ero riuscita nell’impresa. Mi alzo e guardo in alto, sono consapevole che posso fare qualsiasi cosa, basta che io lo voglia.

Seguendo il perimetro della Basilica mi ritrovo in Rue du Cardinal Guibert, devo dire che stavo andando a naso, non sapevo dove sarei arrivata, ma cercavo di rimanere in zona hotel, volevo anche pranzare erano quasi le 13, in pochi metri di strada mi ritrovo in una piazza che in quel momento non sapevo che fosse la famosa Place du Tertre la piazza degli artisti.

Tra ristorantini tipici, pittori, locali che trovi ovunque dove comprare panini e bibite da asporto, mi cade l’occhio su di un ristorante dall’aria retrò, e che fo non mi ci fiondo?

Il cameriere gentilissimo e anche un po’ galante mi scosta la sedia del tavolino che ho scelto: l’affaccio sulla piazza è davvero suggestivo: “Ma chissà quanto mi costa tutto questo”. Non ci penso e guardo il menù.

 Aperitivo, lascio che il cameriere scelga per me, stuzzichini vari, poi un’insalata con avocado e altri ingredienti, non ricordo come si chiamava, ma devo dire che era molto ricca, due bottiglie d’acqua, delle focaccine deliziose e poi il caffè, ma perché ho chiesto il caffè?

E invece no! Il caffè è buono, come quello italiano.

Il conto un po’ meno ben 45€ ma che importa sono a Parigi!

Me ne torno all’hotel a piedi, e prendo possesso della camera.

Moquette, aria condizionata, letto matrimoniale comodissimo, un bagno delizioso, la valigia è già in camera, con un cestino di frutta e caramelle, e una bottiglia d’acqua, poi scoprirò che a Parigi i locali ti riempiono la bottiglietta con l’acqua del rubinetto.

Mi spoglio, una doccia, vediamo se riesco a dormire un’oretta, niente non riesco a chiudere gli occhi, sono troppo eccitata.

Scelgo un abbigliamento sportivo e via verso la Torre Eiffel, vediamo se riesco a salirci su, lo so che sarà un’impresa titanica, ma devo provarci.

Nella piccola hall, il portiere mi chiede se va tutto bene, se ho bisogno di avere altre informazioni. 

Dato che parla in italiano, ne approfitto per chiedergli quali mezzi devo prendere per andare alla Torre.

Intanto scopro che una fermata della metro è a 750 metri dall’hotel e questa è un’ottima notizia per i miei spostamenti.

Prendo il  metrò, devo fare due cambi, l’ultima parte è su strada e m’incanto a guardare. Ci vogliono almeno una decina di minuti, per raggiungere la torre.

Lungo il viale ci sono tanti personaggi che fanno il gioco dei tre bicchieri, o tre carte, con molti avventori che scommettono, molte bancarelle con souvenir, anche pittori, mimi e giocolieri.

Intanto eccola là bella e imponente. Quando entro bel parco mi accorgo che salire sarà impossibile, tantissima gente, l’osservo dal basso mi sento piccola, m’incammino verso un giardino poco lontano dopo aver fatto un bel po’ di foto.

Passano le ore, e la stanchezza si fa sentire, m’incammino verso il letto, non prima di essermi comprata qualcosa da mettere nello stomaco.

Felice m’infilo nel letto, lascio che il sonno s’impossessi di me.

Continua…

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