Io e Parigi (6)

Alle 6 sono già sveglia, scendo dal letto e apro la finestra che da sul viale alberato, l’aria è fresca, la camicia da notte color nocciola è troppo leggera, è  raso di seta ma essendo a sottoveste scopre le spalle il che mi rende vulnerabile alla temperatura non proprio mite.

Prendo lo scialle sul letto, e continuo a osservare il viale, pochissimi passanti, le macchine della pulizia della strada stanno finendo il lavoro.

Devo preparare la valigia, stasera alle 17 ho il volo che mi riporterà a Firenze, e di Parigi rimarranno tre giorni da ricordare fintanto che non ci ritornerò.

Mi vesto e scendo a fare colazione, il portiere è nuovamente cambiato, in questo hotel lavorano in maniera insolita, rimangono in postazione per ventiquattro ore, e poi si riposano. Peccato mi sarebbe piaciuto salutare il portiere quello bello e sorridente.

La signora della colazione, viene a salutarmi, sa che oggi è il mio ultimo giorno, mi ha preparato un sacchettino, con dei dolcetti: “  “Pour le voyage”.

Sono sorpresa e commossa, la ringrazio e dopo le porterò un foglietto dove ho scritto una poesia su Parigi, questo sarà il mio modo di ringraziarla.

Sono commossa, sono stata trattata veramente bene, tutti così gentili e premurosi.

Quando scendo con la valigia c’è anche il proprietario-portiere che ho conosciuto il primo giorno, mi porta i saluti di Sebastien, il portiere quello carino, mi dice che ha letto la poesia e gli è piaciuta, come posso fare? L’altra l’ho regalata alla signora di sala, a lui cosa posso donare? Apro la valigia e tiro fuori il mio libro di poesie, l’unico che mi ero portata dietro, avevano insistito perché lo facessi, gli organizzatori dell’evento, ma non è stato possibile leggere niente.

Così Spire di un’anima rimane a Parigi per me.

Salutato tutti, prendo il metrò, la tappa sarà “Marchè de la creation”a Montparnasse, un mercato dove ci sono artisti e artigiani, dove se non lì potrò trovare oggettini carini da regalare?

Ed infatti con il mio trolley gironzolo tra i vari banchi, cercando osservando, chiedendo.

Due orecchini mi prendono all’amo, e via sono miei, altri ninnoli finiscono in borsa, dovrò prima d’imbarcarmi sistemarli in valigia.

Ancora non so che al mio arrivo all’aeroporto le cose saranno un tantino diverse, ma in quel momento ero ancora serena.

Mi fermo in un giardino e mangio i panini, che mi ha preparato la signora dell’hotel, ho finito l’acqua, così mi avvio al bar, prendo un caffè e chiedo una bottiglietta il barista mi chiede è dispiaciuto perché deve farmela pagare due euro, di solito mi spiega che loro le riempiono, perché l’acqua del rubinetto è buona da bere ed è uno spreco prenderla in bottiglia.

Me lo ha detto in francese, ma ormai ho imparato a seguire i discorsi e comprendo abbastanza bene ciò che mi viene detto, basta ovviamente che parlino lentamente.

Il caffè è buono, e soddisfatta mi avvio a prendere l’Orlybus, per avviarmi all’aeroporto.

Devo scendere Orly sud o ovest?

Sbaglio e mi ritrovo alle 15 dalla parte degli imbarchi che vanno in Asia.

Mi prende il terrore, sono impaurita e ora che faccio, a chi chiedo?

Vedo l’ufficio informazioni e mi ci fiondo, ho sbagliato a scendere, ma per fortuna, c’è la navetta che mi porta nella giusta direzione.

Continua…

Fioralba Focardi

Lasciando Parigi, le immagini restano a distanza di anni restano, un viaggio che dovrò ripetere, per completare la conoscenza di una città che incanta.

Domani l’ultima puntata.

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