Storia in cerca di un finale (4 Parte)

«No, senti, parliamo, perché fai così? Che ho fatto di sbagliato?»

«Niente, ma credo che abbiamo già dato ti pare? Da quanti anni ci conosciamo?»

«Tra Università, matrimonio e il resto credo dodici  anni, sì sono dodici anni che ci conosciamo».

«Appunto dodici lunghi anni!»

«Dai, per favore torna a sedere, parliamo dai diciamoci tutto quello che dobbiamo dire, è vero che non è andata bene con il nostro matrimonio, ma poi dopo siamo stati bene insieme».

Silenzio…

«Dai ti prego, non sciupiamo queste ore che sono state memorabili, e il merito è soprattutto tuo».

Silenzio…

Lei torna sui suoi passi.

«Va bene parliamo, parliamo di tutto quello che non è andato, e che non voglio ripetere. Abbiamo trovato un equilibrio adesso, siamo amici forse, soci in un’impresa che è costata soldi di tuo padre, le nostre energie, le nostre frustrazioni, la mancanza di sonno e di giorni in cui potevamo passare a fare cose diverse».  

«È vero quello che dici, ma siamo stati anche felici quando eravamo sposati, non puoi negarlo».

«Come sempre guardi il bicchiere mezzo pieno, ma siamo strati veramente felici? Felici lo eravamo prima di decidere che potevamo essere una coppia, eravamo spensierati, eravamo innamorati, dopo la laurea tutto è cambiato».

«No, eravamo innamorati anche dopo, credo che ci siamo allontanati dopo che hai perso il bambino».

«Già! E dopo tu hai deciso che non ci dovevano essere più bambini per noi, erano un impiccio per il nostro progetto. Ma quell’impiccio lo hai procreato con la bionda tettona americana, come la chiamavi ricordi?»

«È stato un errore».

«Errore? Un figlio non è mai un errore, l’errore è metterlo al mondo senza decidere di essere padre sul serio. L’errore è averlo lasciato partire e non sapere più niente di lui, l’errore è aver creduto che quella tipa fosse una papabile investitrice, errore è mescolare le carte tra sesso e amore, tra scelte e interessi».

Silenzio…

«Hai ragione, ero una grandissima testa di cazzo allora, ad un certo unto mi sono sentito fuori luogo, volevo divertirmi, scopare, e sentirmi vivo. Sono cambiato in questi quattro anni, le responsabilità e la ricerca di Leonard mi hanno cambiato, non puoi non averlo percepito».

«Sì, l’ho visto, ma non puoi arrivare e pensare che io possa riprendere da dove abbiamo interrotto. Sai quanto mi è costato restare al tuo fianco? Non credo che tu possa immaginarlo».

«No, non posso, ma posso raccontarti qualcosa di me che non sai, se lo vuoi».

Continua…

Fioralba Focardi

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