Storia in cerca di un finale (8 parte)

«Comunque, mio padre aveva in serbo altre sorprese, mi disse che avrebbe accettato in famiglia Rachel, ma lei sarebbe dovuta stare fuori da ogni faccenda di lavoro. Gli risposi che avrei solo riconosciuto il bambino ma che non volevo una convivenza con lei. Rise, mi disse che questo era l’unico patto che potevo accettare per continuare nel progetto, voleva Rachel in famiglia perché a lui premeva quel nipote, e avrebbe fatto di tutto per questo. Così accettai. Rachel accettò la decisione che ci veniva offerta, ma in cuor suo sperava di far cambiare idea a mio padre. Non le fu detto che tu saresti stata comunque parte fondamentale del progetto, babbo voleva tenerti lontana da una guerra che sicuramente Lei avrebbe scatenato».  

«Ma era furba, poco intelligente ma furba e tanto bella».

«Non come te, non come te!»

«Non dire stronzate per favore, ero, sono una donna normale e al  confronto fisico potevo solo mettere in campo la mia devozione e intelligenza, ma a te non è bastato, e dopo l’aborto tutto è cambiato».

È lui che si morde il labbro abbassando lo sguardo, sa che ha ragione, sa che in quel periodo aveva avuto paura. La perdita del loro bambino li aveva messi di fronte al dolore, lei aveva reagito piangendo per giorni,  ma poi quei pochi mesi di maternità le avevano fatto comprendere che la maternità era importante era una parte fondamentale per lei, cosa che non era successa a lui. Lui si era chiuso nella convinzione che un figlio avrebbe cambiato tutto, era successo in quei tre mesi, dove le nausee e poi quel lago di sangue nel letto alle tre di notte lo avevano messo di fronte a una realtà che non aveva mai vissuto. Non voleva il dolore intorno a lui.

«Ti avevo vista star male, e quella notte la paura di perderti mi aveva annichilito, era viziato, non sapevo cosa fosse la sofferenza, il dolore di una perdita. Non mi sto giustificando credimi, ma è la verità quello che ti sto dicendo. Rachel fu uno sbaglio di una notte, dove il bere e la conquista facile mi fecero perdere te!»

«Queste cose le so, continua con il resto della storia, sono curiosa. In effetti alcuni particolari riguardo tuo babbo non li sapevo, ma è da lui gestire bene le situazioni complicate, come quando un anno fa litigammo per quel piccolo dettaglio, stavo, e dico stavo perché in effetti fu colpa mia la crisi, buttando via ciò che stavamo costruendo. Lui è incredibile e i suoi ragazzacci, come ci chiama li sa mettere in riga bene».

Sorridono entrambi.

«Ehi, bellissima donna, sono le 10, scendiamo a comprare qualche  pezzo di stoffa per coprire le nostre preziose membra».

Lei scoppia a ridere, cosa che lo fa sperare, forse si sta avvicinando parola dopo parola a farla avvicinare nuovamente a lui, come la notte passata quando ha dormito tra le sue braccia.

«Socia, te la senti di scendere in accappatoio, oppure scendo e compro io qualche straccetto?»

«Osiamo…oso…oso…oso…non mollarmi però, che di sicuro azzannerò qualcuno che mi guarderà strano!»

 Continua…

Fioralba Focardi

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