Storia in cerca di un finale (10 Parte)

Lei si stacca da lui  e inizia a correre sulla sabbia. Lui la segue e la raggiunge prendendola in braccio.

«E ora?»

«Non lo fare…non lo fareeee…»

«Mi hai provocato socia, ricordi quante volte è successo che dopo una corsa facessi il bagno vestiti?»

«Lo ricordo, ma ora mettimi giù! Ho corso perché il paesaggio mi ha conquistata e volevo essere parte di tutto questo».

Lui la mette giù, e sorride.  

«Dai guarda quell’angolo vicino alla riva mi piace, mettiamoci lì».

«Ma se è uguale a qui».

«A me piace lì, devo essere a mio agio per parlare, e lì mi piace!»

«Vada per quell’angolino lì, mica ti capisco sai?»

«Lo so, sono incompreso!»

E con una spallucciata si spoglia e si butta in acqua. Ben presto anche lei lo raggiunge, e per un po’ stanno così tra le onde e il desiderio di sfiorarsi. Lui che se ne guarda bene, lei che scaccia quel fastidioso desiderio che l’assale.

Escono dall’acqua e si distendono al sole.  

«Quando Rachel venne a vivere da noi, fu un incubo, mio padre la sopportava a mala pena, anche se lei cercava di assecondarlo all’inizio. Ma poi la sua indole viziata prese il sopravvento, non stava mai alle regole, beveva anche se era incinta. Quando Leonard nacque iniziarono i dispetti, non voleva che il babbo prendesse in braccio il bambino, faceva i ricatti riguardanti alla nostra società, voleva entrare e aveva scoperto che tu eri socia e lavoravi al progetto con me. Una sera avvenne una litigata furibonda tra lei mio padre, io ero ancora in ufficio. Lei l’accusò di essersi intromesso, che la teneva fuori dalla famiglia e che voleva essere parte di tutti i progetti. Lui le scaravento in faccia tutta una serie di fogli, erano tutte le indagini che aveva fatto a suo tempo su di lei, e che mettevano nero su bianco la sua immaturità, di come la sua famiglia le avesse tolto ogni potere dirigenziale per la sua condotta scellerata. Lei gli gridò che Leonard non era mio figlio, e che se ne sarebbe andata. Quella frase colpi il babbo, amava Leonard e pensare che non fosse mio figlio lo ferì-Si sentì male, tu non lo hai mai saputo perché non ha voluto che venissi messa in mezzo a tutto questo. Quando mi telefonarono che era in ospedale lo trovai sul lettino del pronto soccorso, mi dissero che poteva essere il cuore, dovevano fare degli accertamenti. Fu solo lo stress. Tornammo a casa e Rachel era già andata via, portandosi via il bambino e alcuni oggetti che non le appartenevano».

«Oddio, ma il bambino allora?»

«Abbiamo fatto molte ricerche, contattato persino la sua famiglia, quando l’abbiamo ritrovata lei non ha voluto fare la prova del DNA, l’avvocato dice che essendo americana è tutela dalla legge del suo paese. Stiamo ancora cercando un modo, mi dispiace per Leonard, gli voglio bene, e vorrei che non soffrisse, ma se è mio figlio lo voglio qui con me!»

«Vorrei vedere che non fosse così!»

Lui resta in silenzio, assorto e con la fronte corrucciata. Si sente bene a parlare con lei, l’aveva tenuta all’oscuro di questa parte della sua vita, era così arrabbiata con lui. Ma ora la sente più vicina anche se non ha fatto un gesto verso di lui.

«La picchierei!»

«Sono io da picchiare».

«A te ti ho già picchiato ricordi?»

«Lo ricordo bene quello schiaffo. Sai che tutte le volte che mi viene di fare qualche stronzata ripenso a quella sera e mi dico non voglio riprendere uno schiaffo così!»

«Ero arrabbiata!»

«No, eri triste, offesa, delusa, fu giusto quello schiaffo.»

Rimangono in silenzio, osservano le onde che increspano l’acqua, la spiaggia quasi deserta, brilla così bianca e incontaminata dalle voci.

Lei si avvicina, e lui sente il suo profumo che ora è un misto di armo fruttati e salsedine. I capelli bagnati brillano di strani riflessi. Vorrebbe baciarla, ma si trattiene ancora non vuole sciupare il momento magico.

«Troveremo il modo di andare in fondo a questa faccenda, ora godiamoci questa vacanza. Ti ringrazio di avermi raccontato questa parte che non conoscevo. Ne parleremo anche con il babbo, e vedremo cosa si può fare. Ci vuole una mente libera da preconcetti e da un affetto deluso nei riguardi di un bambino innocente».

«Io non voglio farti soffrire».

«Lo hai già fatto, ma si vede che ti ho perdonato, se abbiamo continuato a percorrere tanta strada insieme .Andiamo a farci un altro bagno?» Si prendono per mano e corrono verso il mare. Per ora tutto è una semplice corsa verso un punto di arrivo, quale sia ancora non lo sanno.

Continua…

Fioralba Focardi

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