Ciao Pablito

Sveglia alle 4.45 ho l’ansia è lei che mi sveglia di buon’ora: devo finire di rileggere il file che in mattinata manderò in stampa.

Mi crogiolo nel letto, fuori c’è silenzio, in casa idem, apro il cellulare per leggere le notizie soprattutto politiche, ma la prima notizia è la morte di Paolo Rossi!

Sono dispiaciuta, appartengo a quella generazione che amava i calciatori, ma, non li venerava come Dei, di quella generazione calcistica sono stata tifosa, osservatrice ammirata.

E la mente va a quel 5 luglio dell’82, era un lunedì caldo e assolato, avevo appuntamento dal dentista nel pomeriggio, nessuno s’immaginava dopo le prime partite di continuare il mondiale: e infatti il dentista mi aveva dato appuntamento proprio nell’orario della partita. Il mio fidanzato mi accompagnò allo studio, Firenze era deserta, mi lasciò alla porta e si dileguò per andare a vedere la partita. Sarei tornata a casa in autobus.

Quando entrai nello studio, il dottore mi disse:” Ti va se guardiamo la partita e poi si fa l’otturazione al dente? Tanto gli appuntamenti sono saltati tutti, ma dopo Italia Argentina questa non me la voglio perdere!”   

Accettai e ci guardammo la partita lui su di uno sgabello, io seduta sul lettino. Che pomeriggio, gli perdonai anche l’anestesia al dentista.

Paolo Rossi fu l’eroe di quel 5 luglio.  

Ecco ho pensato a quel giorno, quando ho letto a notizia della morte di PABLITO.   

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