Oggi 10 febbraio è il compleanno di Boris Pasternak

Pasternak era nato a Mosca il 10 febbraio del 1890 da una famiglia di intellettuali di origine ebrea provenienti da Odessa. Il padre Leonid era un pittore impressionista, la madre Rozalija Kaufman una pianista. Erano amici di Lev Tolstòj, Rainer Maria Rilke e del musicista Skrjabin. Pasternak studiò composizione al conservatorio, poi nel 1912 scelse di andare a Marburgo, centro della filosofia neokantiana, per seguire le lezioni di Hermann Cohen. Conseguita la laurea in filosofia, lavorò come precettore privato, frequentando i circoli e i gruppi letterari del tempo. Il suo esordio come poeta avvenne in un gruppo cubofuturista, ma le sue prime raccolte di poesie, lontane dagli estremismi verbali dell’avanguardia ufficiale, Il gemello fra le nuvole e Oltre le barriere, furono quasi completamente ignorate dalla critica.

Quando iniziò la Rivoluzione di Ottobre, Pasternak si trovava a Mosca. Non la rifiutò, ma a differenza di altri poeti del tempo continuò a cantare la natura, le stelle e la pioggia, tema molto frequente nei suoi versi. Quando affrontò i temi della rivoluzione, lo fece sempre attraverso la lontananza.

Tu mi stai accanto, lontananza del socialismo.
Dici d’esser vicina? Frammezzo alle angustie,
in nome della vita, in cui ci siamo legati,
trasportaci, ma solo tu.
(Le onde, 1931)

Nel frattempo, accanto alla poesia, cominciò a comporre anche prose, in parte autobiografiche, e a tradurre i poeti georgiani, Shakespeare e Goethe. Nell’agosto del 1934, durante il Congresso degli scrittori sovietici, il rivoluzionario e intellettuale Bukarin, poi fucilato nel 1938, indicò Pasternak come il più grande poeta sovietico vivente. Poco dopo iniziarono le purghe: centinaia di artisti e intellettuali scomparirono, ma Pasternak si salvò. Sui suoi rapporti con Stalin si dissero molte cose, così come su una celebre telefonata durante la quale Pasternak ottenne che Stalin graziasse Osip Mandel’stam, arrestato nel 1934. Le raccolte di poesie Sui treni mattutini (1943) e Lo spazio terrestre (1945) dimostrarono un maggiore impegno politico di Pasternak, inteso come solidarietà col suo popolo in guerra contro i nazisti. In generale, però, Pasternak mostrò sempre un atteggiamento che è stato definito “amletico” nei confronti della storia e della storia del suo paese, non esplicitando mai né un esplicito assenso né un manifesto dissenso.

Tra il 1946 e il 1956 lavorò a Il dottor Živago, oggi noto come il suo capolavoro. Era convinto, come disse nella sua autobiografia, che la poesia fosse stata una preparazione al romanzo, la cui pubblicazione inizialmente non fu autorizzata perché giudicata ostile all’Unione Sovietica. Il libro apparve in Italia nel 1957: fu pubblicato da Giangiacomo Feltrinelli, nonostante le pressioni arrivate dall’URSS e dal Partito Comunista Italiano per bloccarlo.

Il romanzo, da cui poi venne tratto un celebre film con Omar Sharif, Julie Christie e Geraldine Chaplin, affronta il problema della solitudine dell’intellettuale di fronte alla violenza della storia, racconta la Russia della Prima guerra mondiale, la Rivoluzione del 1917, le trasformazioni sociali e, soprattutto, un amore impossibile. Non si può definire un libro antisovietico, ma fu certamente lontano dalla visione eroica offerta dalla letteratura ufficiale del tempo. Dopo il Nobel e tutto quel che ne seguì, cominciò il decadimento anche fisico di Pasternak che visse i suoi ultimi anni sotto lo stretto controllo del regime. Morì il 30 maggio del 1960.

Dichiarazione

Essere donna è un gran passo,

fare impazzire,eroismo.

E io dinanzi al miracolo di mani,

schiena, spalle e di un collo di donna

con devozione di servo

la vita tutta riverisco

Ma per quanto la notte m’incateni

con un anello d’angoscia

più forte è al mondo l’aspirazione ad evadere

e la passione attira alle rotture.

Per leggere di più questo è il link dove ho attinto notizie
La storia di Boris Pasternak - Il Post



 



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