12 marzo nasce Manrico Murzi

I, detto dai critici «poeta giramondo», nasce in Marciana Marina, Isola d’Elba,
nel 1930 e trascorre l’infanzia tra il Vicinato, dov’era la casa natale, la Piazza di Sopra, dov’è tuttora
il panificio paterno, e la spiaggia del paese. Già nel periodo delle Elementari studia Latino con Don
Nicola Onetto, Inglese con l’esiliata Baronessa Lilian Quaranta di San Severino, della Casa Reale
inglese, Francese con la Maria Massabò Fagioli e Tedesco con la Signora Tancredi. Frequenta la
prima Liceo al “Raffaello Foresi” di Portoferraio, ma poi conclude gli studi al Liceo Classico
Vescovile di Pontremoli. Nell’Ateneo romano della Sapienza, dopo due anni di Giurisprudenza,
passa alla scuola di Ungaretti, anche lui figlio di un fornaio, e nel ’56 si laurea in Lettere e Filosofia
con la tesi «La Paura nella Letteratura Contemporanea». Nel ’54, assieme al poeta Giulio Caprilli,
aveva fondato la rivista letteraria «Il Mirteo», di vita breve. Nel ‘56 sposa la scultrice-pittriceceramista Ivy Pelish, di New York, formatasi e laureatasi in Dottrine Umanistiche all’Hunter
College. Ha tre figlie: Simonetta, Lauranna e Giuliana. Nel ’58 lascia insegnamento e si dà, anche
come commissario di bordo, a lunghi viaggi, scegliendo per domicilio le acque del Mediterraneo di
cui respira, indagandoli, i luoghi dell’antica civiltà classica. Vaga più tardi nei Paesi del Medioriente
e del Nord Africa, accostandosi alle varie culture, vecchie e nuove, imparando il greco moderno e
l’arabo. I suoi versi appaiono in “Inventario” e altre riviste. Scrive e pubblica racconti, tra cui si
ricordano «Occhi di Polpo» e «Interferenze»; teatro: «Il Discorso con la Luce», «Il Pollice»… Con
Rebellato di Padova pubblica i suoi libri di poesia: «Il Cielo è caduto», ‘64; «Forme nell’Aria», ’72,
prefazione di Raffaello Brignetti. Nel ’79, con lo stesso editore esce il suo «Si va a Simboli»,
romanzo poetico dove spesso la prosa cede il posto al canto, prefazione di Gianni Toti. Nel ’96,
Biblioteca Cominiana, esce «Di Porto in Porto», poesia ‘80-‘95, prefazione di Elio Filippo
Accrocca. Nel 2002, Ecig (Edizioni Culturali Internazionali Genova) esce «Di Mare un Cammino»,
di cui nel 2017 viene pubblicata, ampliata, una terza edizione. Del 2008, ed. Liberodiscrivere,
appare l’antologia “Questo mare non finirà di urlare”, raccolta di poesie e scritti politici di Giulio
Caprilli (1928-1960). Attendono pubblicazione: «Il Dente di Ippia» ’86, e «A Est del
Mediterraneo», ’95, drammi in due parti; «Il Gatto sott’acqua», raccolta di poemetti, e «Il Capo
nella botte», raccolta di saggi ancora in crescita; «Filza di More», magazzino di versi e memoria;
«Mentre mangio un’esperienza», raccolta di poesia dal ’90 al 2001; «A Giro di Bettola», poesia sul
vino, ’99; «Il Cantanimali», poesie già uscite in vari “foglietti di un bestiario”, ’85-2002. «Avorio
liquido», poesia sul latte, ed. Università di Padova 2001. Collabora a giornali e riviste: di alcune è
anche redattore per Pubblicità Italia. Ha tenuto e tiene letture poetiche e conferenze in Italia e
all’estero, in particolare su Ungaretti e Cavafis. Di recente ha girato l’Oriente, più specialmente
tutta l’India, ospite per quattro volte di quel governo, per servizi giornalistici; e ultimamente tutta
l’Algeria (dove ha subito due attentati nel 1997), per lavori di ricerca, con un’esperienza del deserto
che lo ha molto segnato. Fa parte dell’Unione Europea Scrittori Artisti Scienziati ed è ambasciatore
di cultura per l’Unesco, sua sede in Bucarest. Padrone di varie lingue.

Alcune sue traduzioni:
«Malinche, Doña Marina» di Haniel Long, Rebellato 1968, dall’inglese; «I Doni di Alcippe» di
Marguerite Yourcenar (della quale è stato amico: con lei ha viaggiato, assieme alla moglie Ivy, in
Egitto e in Grecia ed è stato suo ospite a Mount Desert), Bompiani 1987, dal francese; «Il Rione dei
Ragazzi» di Nagib Mahfuz (Nobel 1988), capolavoro ancora proibito, tradotto integralmente da 114
copie del quotidiano al-Harām. Il libro gli ha procurato una condanna a morte (da eseguire solo sul
suolo egiziano) per cui talora è costretto a muoversi sotto scorta. La condanna è stata pronunciata
dagli ulema dell’Università islamica al-Azhar del Cairo; per lo scrittore egiziano invece una fatwa,
per cui fu accoltellato alla gola nell’ottobre del 1994, ma sopravvisse: Marietti 1991-Pironti 2001,
dall’arabo; «Manto Nero» di Brian Moore, Piemme 1992, dall’inglese, ripubblicato nel 1999 col
titolo «Fuochi morenti»; «La Guerra dei Trent’anni» di Georges Pagès, Ecig 1993 e «El Cid» di
Monique Baile, la vera storia di Rodrigo de Bivar, Ecig 1993, dal francese; «La Leggenda dei Liberi
Muratori» di Francis Peter Lobkowitz, Ecig 1994, dal tedesco; «Giacomo, fratello di Gesù» di P.A.
Bernheim, Ecig 2005, dal francese; e altro… Sta lavorando a un saggio sul poeta russo Ossip
Mandelstam, di cui ha tradotto tutta la poesia; a due libri di ricerca interiore, «I Trentatré nomi di
Dio» e a un poema a sfondo religioso–filosofico, «La Nascita delle Cose Create».
Nel dicembre 2007 è uscito “Italia Rotonda”, edizioni d’arte F&G, ispirato da un raro intarsioottocentesco, e che, seguendo le tante immagini, racconta 3.135 anni di Storia d’Italia dal 1260 a.C.
al 1875 E.V. Nel 2012 il Comune di Genova gli ha conferito l’ENTEL, premio alla carriera, “per
l’apporto che ha dato alla crescita culturale della città”. Nel 2013 è uscito in internet “letterainversi
n° 46″, Newsletter di poesia, Bomba di Carta. Nel 2014 è uscito “Lettere sul Vangelo secondo
Tommaso” dove Manrico risponde alle domande di Paolo Bianchi sui detti memorabili del Maestro
Gesù, prefazione del pastore valdese e biblista Daniele Garrone, Ed. Mimesis. Nel 2014 è uscito
“Intarsio per un’Esposizione” (Il Palazzo di Cristallo), edizioni d’arte F& G, ispirato ancora a un
tavolo intarsiato da Lampridio Giovanardi relativo alla Grande Esposizione a Londra nel 1851. Nel
2018 è uscito “Tavola Napoleonica”, illustrazione di un prezioso tavolo intarsiato sempre da
Lampridio Giovanardi e che racconta vita ed eventi del Bonaparte, edizioni d’arte F&G. È del 2010
il dramma “Le sette voci di Elena”: la prima è stata, con successo, sull’Acropoli di Elea, nel luglio
dello stesso anno. Ha scritto il libretto per un’opera lirica sulla vita di Amedeo Modigliani, musica
di Delilah Gutman, dal titolo “Jeanne e Dedò”, pubblicata dall’editore Curci nel 2016: la prima
teatrale ha avuto luogo con successo il 3 marzo 2018 al Teatro Cagnoni di Vigevano. Stanno
uscendo per UT Orpheus due CD con alcune sue poesie musicate e cantate dalla musicista Gutman.
Sempre nel 2016 l’editore Crocetti ha pubblicato “Poemi Provenzali” di Saint-John Perse,
traduzione di Giorgio Cittadini con la sua postfazione: saggio accreditato alla Sorbona di Parigi.
Dal settembre 2017 è membro eletto dell’Accademia di Turchia. Il 4 marzo 2018 ha reso
testimonianza di poeta al Vesperale nella Cattedrale di Lugano, dove ogni anno viene invitato un
personaggio di cultura da ogni parte del mondo.

53-biografia-di-manrico-murzi.pdf (quinewselba.it)

Di Porto In Porto

È il mio corpo una nave pirata.
Da quale bosco fu tagliata la legna,
da quale cielo si staccò il respiro
che di dentro si muove;
di quale monte è il legno della botte,
di quale vigna il vino che contiene,
ignoro. La verità come l’acqua si sparge,
ed è una casa che non ha cortile
il mondo. Né conosco
quale canto di gallo svegliò l’onda.

Di porto in porto trascino il desiderio.
Importa il viaggio, non importa l’arrivo.
La vòlta è coppa che un poco s’inclina
a farci bere solamente un sorso
del liquido mistero.
Di giorno c’è un sasso di fuoco
a farmi lume,
di notte una facciona vagabonda
che mi ricorda come viva anch’io
di luce in prestito.

Dal tempo senza numero
nessun segnale.
Del mondo che trottola
non si avverte il fruscìo.
Le stelle, solo perché lontane
non possono bruciare chi le ammira.
E sopra il cuore fa peso
anche un piumino di mimosa.

Case nell’aria

Io ho case che non conosco,
finestre da cui mai ho gettato lo sguardo.
Letti
sui quali mi ha sdraiato
un desiderio altrui.
Tavole alle quali ho seduto
assente.
E panche e sgabelli sui quali ho avuto
vita di gatto o di cane randagio
solo perché preso dalla voglia
di un cuore che ha odore di pesce
fatto alla brace.
Talvolta, però, senza saperlo,
mi sono seduto su semplici pietre
che guardavano il mare
nelle ore del crepuscolo
ed ho meditato le cose che amo,
senza sentire freddo,
senza tocco di un ombra.

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