Storie di donne Lucrezia Tornabuoni

Ritratto di Lucrezia Tornabuoni di Domenico Ghirlandaio,c.1475, presso la National Gallery of Art di Washington, D.C.

Lucrezia Tornabuoni, poetessa e letterata del Rinascimento moglie di Piero il Gottoso e madre di Lorenzo il Magnifico, fu una donna determinata, estremamente intelligente e di grande cultura; nuora prediletta di Cosimo il Vecchio, che in uno scritto la definisce: “l’unico uomo della famiglia”, e signora amata dai fiorentini che la chiamavano: “il porto di tutti i misteri”.
Lucrezia Tornabuoni, madre del Magnifico: “il porto di tutti i misteri”

Nella congiura del 1433 alcuni nobili fiorentini, sotto l’egida di Rinaldo degli Albizi, tentarono di liberarsi dei Medici, del loro prestigio, della loro ricchezza, nonché dell’ascendente che esercitavano sul popolo. Cosimo il Vecchio fu imprigionato nella Torre di Arnolfo e riuscì a non rimanere avvelenato solo perché ebbe l’accortezza di farsi portare il cibo da casa.

Poco dopo fu esiliato a Venezia e passò seri momenti di difficoltà, ma anche in questa occasione il ‘pater patriae’ si dimostrò un genio politico. Spargendo ricchezza in una città assetata di denaro, come Firenze, riuscì a ribaltare la situazione a suo favore e a riconquistare il popolo ormai tutto dalla sua parte.

Il rimpatrio fu reso possibile anche grazie all’intercessione di altre nobili famiglie fiorentine, prima di tutte quella dei Tornabuoni. A quel punto i Medici dovevano per forza mostrare loro gratitudine, occorreva stringere alleanze, rinsaldare amicizie, e soprattutto acquisire le migliori parentele. I matrimoni all’epoca erano fondamentali: servivano ad accrescere il prestigio e a creare legami duraturi. I Medici lo sapevano bene. La sapeva Giovanni, quando aveva sposato Piccarda Bueri. Lo sapeva Cosimo quando si era unito a Contessina de’ Bardi. E lo sapeva anche il ventottenne Piero, primogenito di Cosimo il Vecchio, quando, nel 1444, prese in moglie la diciannovenne Lucrezia Tornabuoni.

Fu un’unione politicamente lungimirante, che non avrebbe tardato a portare i suoi frutti, oltre che un connubio vitale per la cultura cittadina: Piero era umanista e mecenate, Lucrezia scriveva poesie e intratteneva ottimi rapporti di amicizia coi grandi letterati del tempo.

Domenico Ghirlandaio, tre donne, dettaglio dalla Nascita del Battista, Cappella Tornabuoni, Santa Maria Novella, Firenze (Lucrezia, sorella del committente Giovanni Tornabuoni, è quella più anziana sulla destra)

Lucrezia Tornabuoni, ahimè, non era bella: “carnato spento, vista corta, è anche afona”. Nel noto ritratto alla National Gallery di Londra, il Ghirlandaio la dipinge col naso lungo e il mento sporgente. Forse è suo il profilo in “Ritratto di giovane donna” di Botticelli ed è probabilmente sempre lei la terza donna sulla destra, la più anziana, che precede la portatrice del canestro di frutta nell’affresco del Ghirlandaio “La nascita di San Giovanni Battista” – dipinto su commissione di Giovanni Tornabuoni – che si trova nella cappella della famiglia in Santa Maria Novella. “Vetusta, non pulcra” dicevano i letterati suoi coevi. Ma era intelligente, colta, e soprattutto aveva sangue blu, l’aspetto fondamentale. Grazie al prestigio di questo matrimonio la scalata al potere medicea si sarebbe fatta sempre più agevole.

Lucrezia Tornabuoni portava in dote appena 1.000 fiorini, molto poco, ma le nozze con Piero servivano a suggellare l’alleanza con una casata di antico lignaggio, che oltretutto, solo pochi anni prima, aveva contribuito alla salvezza di Cosimo.

I Tornaquinci, trasformatisi in Torna-Buoni, erano insediati a Firenze fin dal X secolo. Si erano battuti contro Federico Barbarossa, si sentivano Guelfi nel profondo, e facevano parte di quell’oligarchia cittadina di origine feudale, ossia di quei magnati che stavano ai vertici delle istituzioni comunali. Il fratello di Lucrezia Tornabuoni, Giovanni, venne introdotto nella banca di famiglia, e la ragazza fu accolta come un prezioso tassello all’interno di un sistema di potere dai larghi intenti.

Fra le altre cose il marito, Piero il Gottoso – malato nel corpo, ma sanissimo di mente –, assegnò a Lucrezia il compito di distribuire le elemosine ai poveri. Lucrezia Tornabuoni era istruita, non solo nelle lettere: aveva affari, rendite proprie e terreni. Maneggiava disinvoltamente denaro come facevano i suoi avi, era decisa, aveva fiuto per gli affari. Comprendeva che per il sostegno popolare era basilare alimentare la rete delle sovvenzioni: finanziava artigiani e mercanti, compiva generose elargizioni a conventi e chiese.

In una lettera scrive: “Quello che è bene per Firenze e la Toscana, lo è anche per la famiglia Medici”. Era così brava ad attrarre consenso che il suocero Cosimo commenta: ‘E’ l’unico uomo della famiglia’. Mentre i fiorentini la definivano ‘il porto di tutti i misteri’. In special modo dopo la morte di Cosimo, fu lei a gestire la casa, dato che il marito Piero, inchiodato a letto dalla gotta, non poteva più farlo. Era efficiente, discreta, come le aveva insegnato il suocero.

Nell’era d’oro di Firenze, Lucrezia Tornabuoni era altresì la patrona delle arti e degli artisti. Amava considerarsi una di loro. Scriveva poemi sacri, inni, sonetti, come poco dopo avrebbe fatto il figlio Lorenzo. Ma Lucrezia era anche madre. Accettò la presenza di Maria, una bambina illegittima di Piero, e dette alla luce due maschi, Lorenzo e Giuliano, e due femmine, Bianca e Nannina. Era affettuosa, dedita a loro con saggezza.

Lucrezia pretendeva per la prole il massimo dell’istruzione e la affidò a Marsilio Ficino per lo studio di Socrate e Alcibiade. La loro casa era visitata da Leon Battista Alberti, Agnolo Poliziano, Luigi Pulci. Il latino, invece, Lucrezia Tornabuoni lo insegnava personalmente: Ovidio, Cicerone, Orazio. “Abbiamo molto bene innanzi l’Ovidio – scrive al marito dalla residenza di Cafaggiolo – e Giuliano quattro libri fra istoria e favole!”. Fu proprio lei a trasmettere a Lorenzo quell’educazione incentrata sui Re Filosofi platonici che un giorno lo renderanno il Magnifico. Il loro rapporto era strettissimo: lo alleva come un principe, “all’insegna della seduzione” dice Tim Parks.

Ma fu proprio quando si trattò di scegliere una sposa per Lorenzo che Lucrezia Tornabuoni realizzò il suo capolavoro. Cosimo aveva preso una Bardi, Piero una Tornabuoni, mentre per il futuro Magnifico, la madre voleva di più. Era necessario evadere da Firenze, mirare a orizzonti più ampi e ambiziosi. Puntava al Papato. La scelta cadde, infine, su una Orsini di Roma, Clarice. Fu lì che nel 1467, da ottima mercante qual era, Lucrezia si diresse per visionare la ‘merce’ nel senso stretto del termine.

La scelta della migliore moglie per Lorenzo è documentata dalle lettere che inviava al marito costretto a letto dalla gotta. Della futura nuora – “di ricipiente grandezza e bianca” – considera i capelli scuri, il viso rotondo – “la faccia del viso fende un po’ tondetta, ma non mi dispiace” -, il seno che non si riesce a vedere bene chiuso com’è tra gli abiti – “perché useno ire tutte turate” – ma che le sembra abbastanza florido per garantire l’allattamento. Inoltre parla del portamento – “hai dolce maniera … di gran modesta” – e del carattere un po’ vergognoso della fanciulla.

L’affare era fatto. Lorenzo sposò Clarice fra il velato dissenso dei fiorentini, perché – riferisce Machiavelli – “colui che non vuole i suoi cittadini per parenti, gli vuole per servi”.
Il matrimonio non sarà felice. Lorenzo non s’innamorerà mai di Clarice e preferirà altre donne, ma sarà la madre l’unica a rimanere sempre al suo fianco anche quando a soli 20 anni il figlio si ritroverà a capo della famiglia e signore della città.

Nei giorni tenebrosi che successero alla Congiura dei Pazzi, Lucrezia Tornabuoni si schierò con forza dalla parte del figlio sostenendo le sue silenziose iniziative di vendetta. E sarà anche grazie all’oculata gestione di Lucrezia, che il grande patrimonio familiare passerà nelle mani di Lorenzo il quale non saprà però occuparsi della banca di famiglia.

Quando Lucrezia Tornabuoni morì, nel 1482, il Magnifico scrisse a Eleonora d’Este: “Io resto tanto sconsolato, avendo perduto non solamente la madre, ma l’unico rifugio di molti miei fastidi e sollevamento di molte fatiche”.

Lucrezia Tornabuoni, madre del Magnifico: “il porto di tutti i misteri” – TuscanyPeople

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