Le origini di Palazzo Vecchio in tre lapidi dantesche nel Cortile di Michelozzo


Sapevate che Palazzo Vecchio, il “Palazzo” di Firenze per antonomasia, non ha eguali nella storia d’Italia e forse del mondo per continuità di simbolo pubblico (oltre 700 anni di fila, da quando iniziò la sua costruzione nel 1298) e che è nato così com’è, di forma irregolare, con intorno una piazza irregolare, proprio per motivi politici ? Lasciamo parlare Dante:
“OH QUALI IO VIDI QUEI CHE SON DISFATTI PER LOR SUPERBIA!”
Paradiso, XVI, 109-110
Ad essere “disfatti” furono gli Uberti, nobile famiglia ghibellina, le cui case e torri – che si trovavano nella zona alle spalle del monumento equestre di Cosimo I – furono letteralmente rase al suolo dopo la vittoria dei Guelfi nella battaglia di Benevento (1266). Per scansare il terreno “maledetto” dove sorgevano, il Palazzo fu costruito in un angolo della nuova piazza invece che al centro.
E tutto questo nonostante il fatto che ad un membro illustre della famiglia degli Uberti – Farinata – ghibellino sì, ma soprattutto fiorentino, si dovesse la salvezza della città, quando, dopo l’effimera vittoria di Montaperti (1260), Siena e Pisa chiesero al Re Manfredi di distruggere completamente Firenze e il condottiero si oppose con veemenza:
“FU’ IO SOL COLÀ DOVE SOFFERTO FU PER CIASCUN DI TÒRRE VIA FIORENZA COLUI CHE LA DIFESI A VISO APERTO”
Inferno, X, 91-93
A ricordarci che le lotte politiche avevano avuto conseguenze anche sullo storico stemma della città, il giglio, invertito nei suoi colori (e divenuto rosso in campo bianco, mentre prima era bianco in campo rosso), è ancora Dante, impegnato – per bocca del suo antenato Cacciaguida – a ricordare la Firenze bella e pacifica dei tempi in cui neppure esistevano le parole “guelfi e ghibellini :
“VID’ IO FIORENZA IN SÌ FATTO RIPOSO. CHE NON AVEA CAGION ONDE PIANGESSE; CON QUESTE GENTI VID’IO GLORIOSO E GIUSTO IL POPOL SUO TANTO, CHE IL GIGLIO NON ERA AD ASTA MAI POSTO A RITROSO, NÉ PER DIVISION FATTO VERMIGLIO.”
Paradiso, XVI, 149-154

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