Una pagana felicità.

Massimo Campigli, Zingari, 1928, Olio su tela, 76 x 96,4 cm, Milano, Collezione Augusto e Francesca Giovanardi, Milano |

“Nei miei quadri entrò una pagana felicità tanto nello spirito dei soggetti che nello spirito del lavoro che si fece più libero e lirico”.
È il 1928 e il pittore Massimo Campigli, reduce da una visita al Museo Etrusco di Villa Giulia a Roma, descrive così un’esperienza che si rivelerà fondamentale nello sviluppo di tutta la sua produzione artistica.
Proprio da queste parole che vibrano di una “pagana felicità”, e che danno il titolo alla mostra, prenderà forma un percorso che dispiegherà a Venezia, al piano nobile di Palazzo Franchetti, a partire dal 22 maggio, un dialogo tra le opere del pittore devoto all’antico, e gli esempi del passato da cui ha tratto così forte ispirazione.

Un dialogo intimo cucirà insieme circa 35 opere di Campigli e una cinquantina di reperti etruschi, molti dei quali inediti ed esposti qui per la prima volta. Molti di questi sono il frutto di importanti operazioni di recupero di materiale archeologico, anche da rinomati musei internazionali, e ora nella disponibilità della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale.

Massimo Campigli, Donne e uccelli, 1944, Olio su tela, 91,8 x 72,3 cm, Milano, Collezione Augusto e Francesca Giovanardi, Milano

In questo percorso a cura di Martina Corgnati, le composizioni volutamente arcaicizzanti di Campigli, ben rappresentate in mostra da dipinti realizzati tra il 1928 e il 1966, rintracceranno le origini della loro ispirazione più profonda nei reperti etruschi, in una condivisione di colori, segni, atmosfere.

Busto votivo femminile, III sec. a.C. Coroplastica votiva: terracotta arancio/rosata con ingobbio color crema e tracce di pigmenti, Cerveteri, Depositi archeologici della Necropoli della Banditaccia

Dopo quella fatidica visita del 1928 al Museo Etrusco il pittore – tra i firmatari, cinque anni dopo, del “Manifesto della pittura murale” di Sironi – ritorna a una purezza primordiale che vibra degli stessi colori tenui restituiti dalle immagini etrusche. Così le forme dei suoi personaggi seguono il disegno di anfore e statue votive, e le figure femminili, con i loro busti a clessidra, si astraggono in immagini senza tempo.

Vasi, gioielli, sarcofagi, statuine danno voce a un universo di legami che, in maniera fortemente evocativa, si declinano in riferimenti puntuali nelle diverse sezioni della mostra.
E il visitatore sarà chiamato ad esplorare le figura umana, protagonista della prima sezione, per passare poi agli animali, in un universo popolato di uccelli, cavalli, animali selvatici, e approdare infine al terzo momento, dedicato alle forme e alle geometrie.

Attraverso il richiamo di queste formule espressive che brillano di una gloriosa civiltà passata, gli ospiti di palazzo Franchetti potranno cogliere la profonda originalità dell’arte di Campigli, derivata proprio da questa armoniosa coesistenza tra attualità e antichi splendori. Immergendosi in una dimensione nella quale il tempo sembra fermarsi, o scorrere in una quiete imperturbabile, il pubblico farà proprie quelle analogie tra un Novecento contemporaneo e le più antiche civiltà del Mediterraneo.

Una pagana felicità. A Venezia il dialogo tra Massimo Campigli e un’inedita arte etrusca – Venezia – Arte.it

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