8 aprile nasce Giorgio Cesarano

Nato da madre milanese e padre padovano, discendente dai conti amalfitani di Tramonti, inizialmente aderì al fascismo e si arruolò a 15 anni nella Xª Flottiglia MAS: durante questa esperienza rischiò la fucilazione da parte dei partigiani. Terminata la Seconda guerra mondiale mutò orientamento politico, iscrivendosi al Partito Comunista Italiano: iniziò a collaborare con varie testate giornalistiche, tra cui l’Unità. Dal Partito fu poi allontanato nel 1946; lavorò a Bergamo come antiquario, proseguendo a collaborare con alcune riviste: nel 1959 uscì la sua prima opera, una raccolta intitolata L’erba bianca. Frequentò i circoli culturali della Lombardia conoscendo, tra gli altri, Franco Fortini, Giovanni Raboni, Luciano Bianciardi e Giovanni Giudici. Lavorò poi come traduttore dal francese e autore di sceneggiati per la RAI, trasferendosi da Milano a Pieve di Compito (LU), dove ospitò in tumultuosa amicizia Guy Debord e Jacques Camatte, elaborando insieme a Gianni Collu le prime teorie critiche sulla biopolitica; nel 1975, tornato nel capoluogo lombardo, si uccise sparandosi un colpo al cuore.

Giorgio Cesarano – Wikipedia

(PDF) Giorgio Cesarano: bibliografia (researchgate.net)

Epitaffio

Gli altri che t’amano e io
— «è finita, finita, finita» —
gli altri che t’amano e tu e io
giustamente per sempre feroci,

noi che ci perdiamo sempre
apparendoci in lunghi corridoi,
noi siamo — tu bene della terra
inguaribile e noi di tanto niente

gli eroi, vivi le anime del niente —
siamo noi, gli altri che t’amano e io
— «così finita finita finita» —

i morti della vita, e tu la tersa
faccia, che ci trattiene veri di dolore,
della sorte, della vita che è persa,

ultimo crampo di inguaribile amore.

.

4 Comments

        1. Hai ragione, per questo è importante portare a far conoscere la poesia fuori dalla cerchia scolastica. A molti proprio non piace, forse perchè in così brevi testi c’è tutto un mondo interiore troppo difficile da comprendere. In un romanzo sei accompagnato per mano dall’autore, se bravo, a comprendere ciò che vuol raccontare.

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