La sala dei Giganti di Giulio Romano

Mantova – Gli occhi stravolti, i capelli discinti, come la barba, bianchissima, la bocca spalancata a emettere l’ultimo grido. Lo sventurato gigante soccombe al fascio di fulmini che Zeus scaglia dalla cupola, impedendo ai ribelli di ascendere all’Olimpo.
Dall’alto della volta il re degli dei, abbandonato il trono, scende sulle nuvole sottostanti, chiama a raccolta l’assemblea degli immortali e, assistito da Giunone, punisce i giganti con pene terribili. E’ la Sala dei Giganti il capolavoro realizzato a Palazzo Te a Mantova dall’allievo di Raffaello, Giulio Romano.

Una montagna precipita trascinando con sé alcuni di loro, impetuosi corsi d’acqua travolgono i ribelli, un edificio si frantuma inghiottendo ogni cosa. Una sensazione di stupore e meraviglia avvolge il visitatore fino a trascinarlo in un’atmosfera straniante, tra nuvole pesanti che incombono sulla sua testa, come in un paesaggio apocalittico e disorientante, simile a un’immagine in 3D.

La scena è fissata nel momento in cui, dal cielo, si scatena la vendetta divina nei confronti degli sciagurati giganti che, dalla piana greca di Flegra, tentano invano assalto all’Olimpo, sovrapponendo al massiccio dell’Ossa il Monte Pelio.

Dove si trova la Camera dei Giganti?
«Non si pensi alcuno di vedere mai opera di pennello più orribile e spaventosa, né più naturale di questa. E chi entra in quella stanza, non può non temere che ogni cosa non gli rovini addosso» ammoniva il Vasari.
Ed è davvero questa la sensazione che avverte chiunque varchi la soglia della Sala dei Giganti, una delle più note stanze affrescate all’interno del Palazzo Te , progettato a Mantova da Giulio Romano. Un luogo dove, almeno una volta nella vita bisognerebbe recarsi, per essere inghiottiti da tanta drammatica bellezza e per regalare all’anima un po’ di sublime romantico, lasciandosi terrorizzare e affascinare al tempo stesso.

Da dove deriva il nome “Palazzo Te”?
Mantova era anticamente circondata da quattro laghi formati dal corso del Fiume Mincio. Nei pressi dell’isola su cui sorse la città si trovava un’altra isola denominata sin dal medioevo Teieto (poi abbreviato in Te) collegata con un ponte alle mura meridionali della città. Il termine potrebbe derivare da “tiglieto”, località di tigli, oppure essere collegato a “tegia”, dal latino “attegia”, che significa capanna. Questa tranquilla isola divenne ben presto luogo di svago e di delizia per la famiglia Gonzaga. Agli inizi del 1500 Francesco II Gonzaga, marito di Isabella d’Este, vi fece costruire alcune stalle per i suoi cavalli e anche una casa padronale.

Giulio Romano e le Metamorfosi di Ovidio
L’ambiente, eseguito in via definitiva tra il 1532 e il 1535, narra la vicenda della Caduta dei Giganti, tratta dalle Metamorfosi di Ovidio. L’episodio riprende il mito della Gigantomachia, la lotta dei Giganti contro Giove. Rispetto al testo di Esiodo, dove i protagonisti hanno l’aspetto di mostri dalle mille braccia, vengono qui rappresentati come uomini.
Accanto ai giganti il maestro pone alcune scimmie, assenti nel testo di Ovidio.

Stupore e straniamento grazie a un artificio illusionistico
La camera è la più famosa e spettacolare di Palazzo Te per il dinamismo e la potenza espressiva delle enormi e tumultuose immagini, ma anche per l’audace ideazione pittorica. L’allievo di Raffaello, infatti, in questa camera abbatte i limiti architettonici dell’ambiente, in maniera tale che la pittura non abbia altri vincoli spaziali se non quelli generati dalla realtà dipinta. Il fine di Giulio Romano è infatti quello di nascondere gli stacchi tra il piano orizzontale e quello verticale: smussa gli angoli tra le pareti, gli angoli tra le pareti e la volta e realizza un pavimento, oggi perduto, costituito da un mosaico con ciottoli di fiume che prosegue, dipinto, fino alla base delle pareti.
Con questo artificio illusionistico, l’artista fa immergere lo spettatore nel vivo dell’evento, rapendolo in un’atmosfera di stupore e straniamento. La scena, in origine, era resa ancora più drammatica dal bagliore delle fiamme prodotte da un camino realizzato sulla parete tra le finestre. Il pavimento, ideato da Paolo Pozzo, risale al secondo Settecento.

SAMANTHA DE MARTIN 27/03/2020

Spaesamento e meraviglia: la Sala dei Giganti di Giulio Romano – Mantova – Arte.it

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