8 maggio nasce Victor Cavallo

Victor Cavallo, pseudonimo di Vittorio Vitolo (Roma, 8 maggio 1947 – Roma, 22 gennaio 2000), è stato un attore, poeta e scrittore italiano.

È stato molte cose Victor Cavallo: è stato un poeta, uno scrittore e un attore, che purtroppo non ha ottenuto la notorietà e il successo che certamente meritava.

Nato alla Garbatella, che nel 2015 gli ha dedicato un sentiero urbano, Cavallo esordisce nel cinema nel 1977 nel film di Luigi Petrini Ring. Nel 1980 lo troviamo sul palco del Festival dei poeti, che dopo il successo dell’anno precedente a Castelporziano, si è spostato a Villa Borghese. Nel 1981 è nel cast di La tragedia di un uomo ridicolo, di Giuseppe Bertolucci. Fino al 2000, anno della sua scomparsa, sono una cinquantina i film cui ha preso parte. Tra questi ricordiamo Lontano da dove, di Stefania Casini, Gli invisibili di Squitieri, Stanno tutti bene, di Tornatore, Verso sera e Il grande cocomero della Archibugi, Bidoni, di Felice Farina fino a Giravolte, di Carola Spadoni, uscito postumo nel 2001.

Victor Cavallo, attore e poeta – Archivio storico Istituto Luce (archivioluce.com)

CORPO A CORPO #3: CE N’HO ABBASTANZA

ce n’ho abbastanza per comprarmi una bottiglia di vodka
un chilo di arance un amburg il pane tondo una birra
un pacchetto di marlboro.
E poi mangio l’amburg col pane tondo tostato e
bevo la birra e fumo la marlboro e poi spremo due
arance con la vodka.
E poi esco e incontro la più grande figa della mia
vita con gli occhi verdi e le ciglia nere e la bocca
rossa e le mani nervose e decidiamo cazzo di non
fare nessun film di non scrivere nessuna stronzata di non recitare
nessuna cagata e di non andare in campagna
e di non occuparci della casa né della merda né dei
capelli né dei comunisti.
Io butto nel fiume il trench di mio fratello
io compro i biglietti per la partita roma-river plate
io raccolgo gli occhi nella spazzatura
io accompagno mio figlio nel paradiso totale
senza nessun pericolo né gas né elettricità né politica
né bicchieri né coltelli né stanze di pavimento.
E lei scompare come le ore e appare come le ore
e me ne frego della pensione e me ne frego di morire
me ne frego dei fascisti e dovunque mi sdraio sogno
e ho sempre voglia di baciarla e gli alberi
respirano e le nuvole di merda si spaccano
e da dentro partono razzi luminosi
e dovunque sono vivo e non ho nessuna paura
né dei rinoceronti né dei serpenti né degli appuntamenti
e butto via l’elmetto e esco dalla trincea delle spalle di piombo
e mando affanculo tutti gli stronzi cagacazzi della terra
e grido come un’arancia stellare
e viaggio nella luce dell’ananas e cago cicche d’oro
sulla faccia dei nazi-igienisti maledetti
puliscicessi. Buttare via il tempo della vita
a lucidare i bidè e conservare i bicchieri
e sorridersi a culo sbarrato e invecchiare
come i più stronzi prima di noi.
Maledetti cagoni falsi e vigliacconi.
lei apparirà. Bruciando i tampax dell’anima sanguinante.
apparirà con gli occhi verdi e ciglia nere e bocca rossa
anima luminosa come arcobaleno puro
radice che spiega con tutta la chiarezza perché questa merda è merda
e finirò di vivere la vita con la paura di vivere la vita.

A IMMAGINARE UNA VITA CE NE VUOLE UN’ALTRA

A immaginare una vita ce ne vuole un’altra
già pronta a disperdersi
già pronta a non
restituirsi niente a dimenticarsi anche le
parole.
Sembra di scherzare a notte fonda e solitaria
sembra di avere un’età distinta da qualcos’altro
uno stormo che gira attorno gridando
un profumo impreciso di carne bruciata
o un testamento o una casa da acquistare
non so dove

una luce che cambia come me senza sapere
a immaginare una testa più dura
un cuore diverso
una piccola foresta più dentro
dove c’è il respiro

Se fossi un artigiano riprenderei il lavoro
a costruire un comodino celeste
ad avere freddo di mattino vicino al ponte
a vedere i cipressi nel cielo colore del fiume
a parlarmi come a un giovanotto

e se non fossi che un provvisorio mortale
come mio padre come i miei fratelli
a discutere in treno fumando
e a bere liquori bianchi
e certe volte scivolare sulle caviglie come
una signorina nella neve come un ragazzo
con le scarpe nuove

qualcosa è sospeso come un roveto ardente
senza figura né parola
come stessi ben piantato in terra e insieme a
un’infinita altezza

come un lontanissimo mai nato
da qualche mattino i fantasmi mi parlano
appaiono dietro le finestre azzurre
mi toccano le spalle
mi respirano attorno al collo
come un suono di passi che d’improvviso s’alza e poi si smorza
in una quiete simile a sonno d’un animale
come se qualcosa vivesse dentro il rumore dell’acqua
dentro un nido dentro gli occhi chiusi

e io mi chiedo se il coraggio di vedere tremare
e crescere
possa essere il lievito del mio nuovo giorno.

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