18 maggio nasce Mario Ramos

Mario Ramous, (Milano 18 maggio 1924, Bologna 8 luglio 1999) frequentò l’Università a Firenze e Bologna; nel 1947 iniziò a scrivere d’arte su il Progresso d’Italia, iniziando così l’attività di critico, che manterrà per molti anni a venire. Collaborò poi con numerose riviste, assommando oltre 200 saggi e articoli sulla letteratura e la linguistica. Dal 1950 al 1975 fu a capo della casa editrice Cappelli, per cui curò la collana Documenti, e ne creò altre, come Universale, Biblioteca dell’Ottocento Italiano e Dal soggetto al film. Francesco Flora lo volle come collaboratore alla rivista Letterature moderne. Negli anni ’70 iniziò a lavorare per Garzanti, curando le voci di linguistica per l’Enciclopedia europea dell’editore milanese. Fu tra i nominati per il Premio Monselice 1972, ed entrò tra i 4 finalisti segnalati con Filippo Maria Pontani (poi vincitore), Giorgio Caproni e Nicolò Carandini. Le sue traduzioni delle Poesie di Catullo gli valsero una ulteriore segnalazione nel 1976 e nel 1977. Vinse il Premio “Lorenzo Montano” 1999 per la sua raccolta Il gran parlare.

Mario Ramous – Poesia, di Luigia SorrentinoPoesia, di Luigia Sorrentino (rainews.it)

Il giardino sul balcone

Tu vuoi piantare sul nostro balcone
un giardino tutto verde
perché ci faccia sentire vivi,
perché ci difenda dal vizio del sole sul cemento ,
perché ci riconduca ai giuochi dell’infanzia,
a quelli lontani delle paure d’amore ,
perché mangiare e bere vi siano legati,
perché ridere è più facile ,
perché se piove o di mattino riluce,
perché ci inganni sui luoghi che sono per noi natura,
perché assorba il puzzo dei nostri figli meccanici ,
perché gli occhi riposino,
perché così ci piace;
ma di plastica:
vedi dunque che non vi è nulla di vero
se non quello
che mi vuoi far credere e credi?

***********

Quale ansietà reca la vita, quali
pensieri sempre l’affligge, cresciuta
alla fatica, al pianto, alla paura,
ora alla morte.
Rapida d’immagini
così la mente indugia alla speranza:
di notte in notte apre nuovi affanni
e la natura nostra si corrompe.

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