Cronaca XII ventiduesimo giorno di quarantena

Ho l’ansia, mi sveglio con l’ansia, forse sono i giorni che viviamo oppure è colpa di quella visita che mi ha messo in confusione?

Stanotte ho cercato la denuncia, fatta a settembre, ho fatto mente locale, ho cercato sul web notizie a riguardo, e forse la visita è stata per chiudere la pratica, ma perché presentarsi a casa?

Vado a farmi il caffè, così mi rilasso, che palle! Guarda che mattina meravigliosa è proprio primavera, che voglia di andare a camminare nei boschi, ma per andare nei boschi dovrei uscire dal comune.

Certo averlo saputo prima mi sarei rintanata nella casa in Mugello, lì avrei potuto stare all’aria, mettermi anche a fare l’orto, avrei scritto cose molto più belle.

In questo periodo l’aria che è ancora fresca lassù, siamo sopra i cinquecento metri, ma durante il giorno tutto si trasforma.

Va beh, il caffè è pronto nella tazzina, che peccato, ero immersa nella natura.

Ecco che la giornata inizia identica ai giorni precedenti, speriamo che a metà giornata la connessione non vada a quel paese, come capita spesso.

Odio quel ruzzolino che gira gira gira e poi ti rimanda a connessione fallita e sempre sul più bello.

Riprendo in mano il manoscritto di Imperfectum: Prima Die, bello, a me piace, ma lo so sono di parte, l’ho visto nascere giorno per giorno, l’ho curato, ho stressato Imperfectum, perché volevo sempre di più dal suo scrivere.

Possibile che gli editori non lo pubblichino?

Smetto di logorarmi, ci vuole tempo anche per arrivare agli editori, a meno che non li paghi, e poi comunque devi fare tutto da solo.

Se i Carabinieri chiamassero…forse smetterei di vedere tutto nero.

Ogni tanto guardo l’orologio, passa lento il tempo, ma no, è sempre lo stesso, ma lo vivo in maniera diversa.

Prima avevo mille impegni tutti preconfezionati, e oggi che li devo inventare giorno per giorno, ecco che il tempo passa in maniera diversa.

È l’organizzare la giornata che mette alla prova la capacità di pensare razionalmente, giovedì “vo’ a fare la spesa”, e via su non ci devo pensare, perché aggiungo lo stress all’ansia.

Pensiamo a qualcosa di bello: “Ieri sera c’era la luna piena, bellissima non l’ho vista rosa, ma era bella lo stesso”.

“Pronto?”

“Parlo con la signora Focardi?”

“Sì, sì, sono io”.

“Buon giorno signora Carabinieri della compagnia… l’abbiamo cercata a casa, suo figlio ha spiegato la sua situazione, potrebbe venire Giovedì sera in caserma?”

“Sì, sì, certo a che ora?” Ho il panico anche senza avere capito che ci devo andare a fare in caserma.

“Dalle 18 alle 19, se per lei va bene”.

“Alle 19 va bene?”

“Sì, bene l’aspettiamo alle 19”.

“Scusi ma di cosa si tratta di preciso?”

“Deve solo ritirare un foglio della denuncia di furto avvenuto in settembre”.

“Ah…” Respiro “Scusi sa ma ero un po’ impaurita”.

“Signora tranquilla, è routine, buona serata a giovedì”.

“Buona serata a lei e grazie”.

Inizio a dirmi che sono scema, che l’ansia per una cosa banale, è che non ricordavo che si archiviassero le denunce di furto. Quando mi rubarono il portafoglio, mi ricordavo anche chi erano le possibili ladre, mica l’hanno archiviata, boh, va be’, boh, va be’, borbotto sollevata, è ora di pranzo, posso mangiare tranquilla.

Mangiare, è diventato un rito, apparecchiare, mettere il necessario in tavola, specialmente all’ora di pranzo per me ora è diverso, quando lavoro il pranzo si riduce in venti minuti scarsi, pranzo prima di entrare in servizio; adesso posso stare a tavola anche un’ora e gusto il cibo.

Una volta era diverso, quando ero bambina, a tavola si stava tutti insieme, nessuno si alzava se tutti non avevano finito di mangiare, e le parole si soprapponevano, ognuno doveva raccontare qualcosa.

Oddio mi sento vecchia, sembro un po’ mia nonna che diceva: “Ai miei tempi”.

Non è che sono vecchia, è che questa forzata lentezza delle giornate porta a riflettere di cosa nel nostro correre abbiamo perduto. Il bello che abbiamo oggi, dovrebbe essere assommato a ciò che di bello ci dava ieri, alcune particolari dettagli che potrebbero davvero cambiare il nostro prossimo domani.

Sono una donna ottimista, vedo il positivo in tutto quando non mi faccio prendere dall’ansia.

“Domani mattina faccio la manicure, bisogna stare in ordine, dopo ventidue giorni voglio mettermi lo smalto, di solito quando lavoro non posso metterlo per l’HCCP, ma ora che posso non lo metto? Domattina lo smalto sarà sulle mie dita!”

Al sole si sta bene, la terrazza ha l’affaccio sulle colline, e lo sguardo può vagare, seduta per terra come se fossi su di un prato, scrivo e parlo alla tastiera, non sempre mi segue, lei è lenta…troppo lenta.

“Perché non si può comprare le calze?”

“Mamma non lo so, ma è così e bisogna accettare la regola”.

“Ma i super mercati l’hanno sempre vendute, che ora non possano farlo mi sembra assurdo!”

“Hai ragione, posso provare giovedì a comprarle ma la vedo dura”.

E parte con la spiegazione di come dovrei fare. Lei accetta volentieri di stare in casa, ma su certe cose non transige, le calze le porta anche d’estate. Sorrido, e penso che sono giorni che non indosso una gonna corta.

Ecco è l’ora del boom…boom…boom…

Mi viene in mente un passo del mio romanzo, quando alle 18 Giada rientra dalle sue passeggiate, la mia vicina inizia alle 20, l’ora di cena.

Stasera mi guardo- Star Trek Into Darkness- visto al cinema, ma adoro la serie e lo riguardo. Uno sguardo al futuro…forse improbabile…

Fioralba Focardi   

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...